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Un bubbolìo lontano...
Rosseggia l’orizzonte,
come affocato, a mare:
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un’ala di gabbiano.
E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d’un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s’aprì si chiuse, nella notte nera.
Datemi pace, o duri miei pensieri:
non basta ben ch’Amor, Fortuna et Morte
mi fanno guerra intorno e ’n su le porte,
senza trovarmi dentro altri guerreri?
Et tu, mio cor, anchor se’ pur qual eri,
disleal a me sol, che fere scorte
vai ricettando, et se’ fatto consorte
de’ miei nemici sí pronti et leggieri?
In te i secreti suoi messaggi Amore,
in te spiega Fortuna ogni sua pompa,
et Morte la memoria di quel colpo
che l’avanzo di me conven che rompa;
in te i vaghi pensier’ s’arman d’errore:
perché d’ogni mio mal te solo incolpo.