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Giovanni Pascoli, campagna, in italiano Rimuovi i filtri

SognanteGiovanni Pascoli

Vespro

Dal cielo roseo pullula una stella. Una campana parla della cosa col suo grave dan dan dalla badia; onde tra i pioppi tinti in color rosa suona un continuo scalpicciar per via: passa una lunga e muta compagnia con fasci di trifoglio e lupinella. Una fanciulla cuce, ed accompagna, cantarellando, dalla nera altana, un canto che s’alzò dalla campagna, quando nel cielo tacque la campana: s’alzò da un olmo solo in una piana, da un olmo nero che da sè stornella.
TristeGiovanni Pascoli

Valentino

Oh! Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini! Solo, ai piedini provati dal rovo porti la pelle de’ tuoi piedini; porti le scarpe che mamma ti fece, che non mutasti mai da quel dì, che non costarono un picciolo: in vece costa il vestito che ti cucì. Costa; chè mamma già tutto ci spese quel tintinnante salvadanaio: ora esso è vuoto; e cantò più d’un mese, per riempirlo, tutto il pollaio. Pensa, a Gennaio, che il fuoco del ciocco non ti bastava, tremavi, ahimè!, e le galline cantavano. Un cocco! ecco ecco un cocco un cocco per te!
SognanteGiovanni Pascoli

Patria

Sogno d’un dì d’estate. Quanto scampanellare tremulo di cicale! Stridule pel filare moveva il maestrale le foglie accartocciate. Scendea tra gli olmi il sole in fascie polverose: erano in ciel due sole nuvole, tenui, róse: due bianche spennellate in tutto il ciel turchino. Siepi di melograno, fratte di tamerice, il palpito lontano d’una trebbïatrice,
SognanteGiovanni Pascoli

Lavandare

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero resta un aratro senza buoi, che pare dimenticato, tra il vapor leggero. E cadenzato dalla gora viene lo sciabordare delle lavandare con tonfi spessi e lunghe cantilene: Il vento soffia e nevica la frasca, e tu non torni ancora al tuo paese! quando partisti, come son rimasta! come l’aratro in mezzo alla maggese.
SognanteGiovanni Pascoli

L'assiuolo

Dov’era la luna? chè il cielo notava in un’alba di perla, ed ergersi il mandorlo e il melo parevano a meglio vederla. Venivano soffi di lampi da un nero di nubi laggiù; veniva una voce dai campi: chiù... Le stelle lucevano rare tra mezzo alla nebbia di latte: sentivo il cullare del mare, sentivo un fru fru tra le fratte; sentivo nel cuore un sussulto, com’eco d’un grido che fu. Sonava lontano il singulto: chiù...
ContemplativoGiovanni Pascoli

Il nido

Dal selvaggio rosaio scheletrito penzola un nido. Come, a primavera, ne prorompeva empiendo la riviera il cinguettìo del garrulo convito! Or v’è sola una piuma, che all’invito del vento esita, palpita leggiera; qual sogno antico in anima severa, fuggente sempre e non ancor fuggito: e già l’occhio dal cielo ora si toglie; dal cielo dove un ultimo concento salì raggiando e dileguò nell’aria; e si figge alla terra, in cui le foglie putride stanno, mentre a onde il vento piange nella campagna solitaria.
ContemplativoGiovanni Pascoli

Il cane

Noi, mentre il mondo va per la sua strada, noi ci rodiamo, e in cuor doppio è l’affanno, e perchè vada, e perchè lento vada. Tal, quando passa il grave carro avanti del casolare, che il rozzon normanno stampa il suolo con zoccoli sonanti, sbuca il can dalla fratta, come il vento; lo precorre, rincorre; uggiola, abbaia. Il carro è dilungato lento lento; il cane torna sternutando all’aia.
ContemplativoGiovanni Pascoli

Il bolide

Tutto annerò. Brillava, in alto in alto, il cielo azzurro. In via con me non c’eri, in lontananza, se non tu, Rio Salto. Io non t’udiva: udivo i cantonieri tuoi, le rane, gridar rauche l’arrivo d’acqua, sempre acqua, a maceri e poderi. Ricordavo. A’ miei venti anni, mal vivo, pensai tramata anche per me la morte nel sangue. E, solo, a notte alta, venivo per questa via, dove tra l’ombre smorte era il nemico, forse. Io lento lento passava, e il cuore dentro battea forte. Ma colui non vedrebbe il mio spavento, sebben tremassi all’improvviso svolo d’una lucciola, a un sibilo di vento: lento lento passavo: e il cuore a volo
AllegroGiovanni Pascoli

Galline

Al cader delle foglie, alla massaia non piange il vecchio cor, come a noi grami: che d’arguti galletti ha piena l’aia; e spessi nella pace del mattino delle utili galline ode i richiami: zeppo il granaio; il vin canta nel tino. Cantano a sera intorno a lei stornelli le fiorenti ragazze occhi pensosi, mentre il granturco sfogliano, e i monelli ruzzano nei cartocci strepitosi.