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Triste, Giovanni Pascoli, in italiano Rimuovi i filtri

TristeGiovanni Pascoli

X Agosto

San Lorenzo, io lo so perchè tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perchè sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla. Ritornava una rondine al tetto: l’uccisero: cadde tra spini: ella aveva nel becco un insetto: la cena de’ suoi rondinini. Ora è là, come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano; e il suo nido è nell’ombra, che attende, che pigola sempre più piano. Anche un uomo tornava al suo nido: l’uccisero: disse: Perdono; e restò negli aperti occhi un grido: portava due bambole, in dono...
TristeGiovanni Pascoli

Valentino

Oh! Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini! Solo, ai piedini provati dal rovo porti la pelle de’ tuoi piedini; porti le scarpe che mamma ti fece, che non mutasti mai da quel dì, che non costarono un picciolo: in vece costa il vestito che ti cucì. Costa; chè mamma già tutto ci spese quel tintinnante salvadanaio: ora esso è vuoto; e cantò più d’un mese, per riempirlo, tutto il pollaio. Pensa, a Gennaio, che il fuoco del ciocco non ti bastava, tremavi, ahimè!, e le galline cantavano. Un cocco! ecco ecco un cocco un cocco per te!
TristeGiovanni Pascoli

Placido

Io dissi a quel vecchio, «Dove?» Io cercava un fanciullo mio buono, smarrito: il mio Placido: mio! Cercavo quelli occhi (... un cipresso?) co’ quali chiedeva perdono di vivere, d’esserci anch’esso. Cercavo. Ero giunto. Era quello per certo il paese azzurrino suo: monti, una selva, un castello, poi monti: più su, San Marino. Nel chiuso (... una croce?) noi soli tre s’era: non c’era altro fiore che l’oro di due girasoli. Nel chiuso non c’era altra voce, rammento, che il cupo stridore d’un fuco ronzante a una croce;
TristeGiovanni Pascoli

Orfano

Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca: senti: una zana dondola pian piano. Un bimbo piange, il piccol dito in bocca; canta una vecchia, il mento su la mano. La vecchia canta: Intorno al tuo lettino c’è rose e gigli, tutto un bel giardino. Nel bel giardino il bimbo s’addormenta. La neve fiocca lenta, lenta, lenta.
TristeGiovanni Pascoli

La tessitrice

Mi son seduto su la panchetta come una volta... quanti anni fa? Ella, come una volta, s’è stretta su la panchetta. E non il suono d’una parola; solo un sorriso tutto pietà. La bianca mano lascia la spola. Piango, e le dico: Come ho potuto, dolce mio bene, partir da te? Piange, e mi dice d’un cenno muto: Come hai potuto? Con un sospiro quindi la cassa tira del muto pettine a sè. Muta la spola passa e ripassa. Piango, e le chiedo: Perchè non suona dunque l’arguto pettine più?
TristeGiovanni Pascoli

La quercia caduta

Dov’era l’ombra, or sè la quercia spande morta, nè più coi turbini tenzona. La gente dice: Or vedo: era pur grande! Pendono qua e là dalla corona i nidietti della primavera. Dice la gente: Or vedo: era pur buona! Ognuno loda, ognuno taglia. A sera ognuno col suo grave fascio va. Nell’aria, un pianto... d’una capinera che cerca il nido che non troverà.