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Sognante, Giovanni Pascoli, in italiano Rimuovi i filtri

SognanteGiovanni Pascoli

Vespro

Dal cielo roseo pullula una stella. Una campana parla della cosa col suo grave dan dan dalla badia; onde tra i pioppi tinti in color rosa suona un continuo scalpicciar per via: passa una lunga e muta compagnia con fasci di trifoglio e lupinella. Una fanciulla cuce, ed accompagna, cantarellando, dalla nera altana, un canto che s’alzò dalla campagna, quando nel cielo tacque la campana: s’alzò da un olmo solo in una piana, da un olmo nero che da sè stornella.
SognanteGiovanni Pascoli

Ultimo sogno

Da un immoto fragor di carrïaggi ferrei, moventi verso l’infinito tra schiocchi acuti e fremiti selvaggi... un silenzio improvviso. Ero guarito. Era spirato il nembo del mio male in un alito. Un muovere di ciglia; e vidi la mia madre al capezzale: io la guardava senza meraviglia. Libero!... inerte sì, forse, quand’io le mani al petto sciogliere volessi: ma non volevo. Udivasi un fruscìo sottile, assiduo, quasi di cipressi; quasi d’un fiume che cercasse il mare inesistente, in un immenso piano: io ne seguiva il vano sussurrare, sempre lo stesso, sempre più lontano.
SognanteGiovanni Pascoli

Sera

Alla tavola siede la sorella più grande e meno triste, Ida la bionda; tutta in sè scrive, medita, cancella, come se al cuor la penna non risponda. Non s’ode intorno che lo scricchio della penna veloce. La lucerna innonda di calda luce quella chioma e quella fronte quasi d’un nimbo aureo circonda. Ma la dolce Maria sta solitaria e pensosa in disparte... Io, la speranza, mentre fumo, volar vedo nell’aria; ed ambedue, per opera d’incanto, conduco nella riposata stanza d’un bel castello che disegno intanto.
SognanteGiovanni Pascoli

Rio Salto

Lo so: non era nella valle fonda suon che s’udia di palafreni andanti: era l’acqua che giù dalle stillanti tegole a furia percotea la gronda. Pur via e via per l’infinita sponda passar vedevo i cavalieri erranti; scorgevo le corazze luccicanti, scorgevo l’ombra galoppar sull’onda. Cessato il vento poi, non di galoppi il suono udivo, nè vedea tremando fughe remote al dubitoso lume; ma voi solo vedevo, amici pioppi! Brusivano soave tentennando lungo la sponda del mio dolce fiume.
SognanteGiovanni Pascoli

Patria

Sogno d’un dì d’estate. Quanto scampanellare tremulo di cicale! Stridule pel filare moveva il maestrale le foglie accartocciate. Scendea tra gli olmi il sole in fascie polverose: erano in ciel due sole nuvole, tenui, róse: due bianche spennellate in tutto il ciel turchino. Siepi di melograno, fratte di tamerice, il palpito lontano d’una trebbïatrice,
SognanteGiovanni Pascoli

Notte

Siedon fanciulle ad arcolai ronzanti, e la lucerna i biondi capi indora: i biondi capi, i neri occhi stellanti, volgono alla finestra ad ora ad ora: attendon esse a cavalieri erranti che varcano la tenebra sonora? Parlan d’amor, di cortesie, d’incanti: così parlando aspettano l’aurora.
SognanteGiovanni Pascoli

Nella nebbia

E guardai nella valle: era sparito tutto! sommerso! Era un gran mare piano, grigio, senz’onde, senza lidi, unito. E c’era appena, qua e là, lo strano vocìo di gridi piccoli e selvaggi: uccelli spersi per quel mondo vano. E alto, in cielo, scheletri di faggi, come sospesi, e sogni di rovine e di silenzïosi eremitaggi. Ed un cane uggiolava senza fine, nè seppi donde, forse a certe péste che sentii, nè lontane nè vicine; eco di péste nè tarde nè preste, alterne, eterne. E io laggiù guardai: nulla ancora e nessuno, occhi, vedeste. Chiesero i sogni di rovine: — Mai
SognanteGiovanni Pascoli

Lavandare

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero resta un aratro senza buoi, che pare dimenticato, tra il vapor leggero. E cadenzato dalla gora viene lo sciabordare delle lavandare con tonfi spessi e lunghe cantilene: Il vento soffia e nevica la frasca, e tu non torni ancora al tuo paese! quando partisti, come son rimasta! come l’aratro in mezzo alla maggese.
SognanteGiovanni Pascoli

La mia sera

Il giorno fu pieno di lampi; ma ora verranno le stelle, le tacite stelle. Nei campi c’è un breve gre gre di ranelle. Le tremule foglie dei pioppi trascorre una gioia leggiera. Nel giorno, che lampi! che scoppi! Che pace, la sera! Si devono aprire le stelle nel cielo sì tenero e vivo. Là, presso le allegre ranelle, singhiozza monotono un rivo. Di tutto quel cupo tumulto, di tutta quell’aspra bufera, non resta che un dolce singulto nell’umida sera.
SognanteGiovanni Pascoli

L'assiuolo

Dov’era la luna? chè il cielo notava in un’alba di perla, ed ergersi il mandorlo e il melo parevano a meglio vederla. Venivano soffi di lampi da un nero di nubi laggiù; veniva una voce dai campi: chiù... Le stelle lucevano rare tra mezzo alla nebbia di latte: sentivo il cullare del mare, sentivo un fru fru tra le fratte; sentivo nel cuore un sussulto, com’eco d’un grido che fu. Sonava lontano il singulto: chiù...