Un campo appare diviso tra zone grigie e zone nere, con un aratro rimasto solo, senza buoi, quasi dimenticato nella foschia. Accanto a questa immagine immobile arriva il suono ritmato dell’acqua: le lavandaie sciacquano i panni e cantano una lunga cantilena. La voce femminile dice che il vento soffia, la neve cade dai rami, e lui non è ancora tornato al paese. Quando è partito, lei è rimasta come quell’aratro abbandonato in mezzo alla maggese. Il paesaggio e il canto si corrispondono: l’oggetto fermo nel campo e la donna che aspetta condividono la stessa solitudine. Tutto è sospeso, ovattato, percorso da una malinconia quieta. L’atmosfera è autunnale o invernale, fatta di vapori, acqua corrente e nostalgia, senza gesti violenti: resta solo un senso di attesa non risolta.
Lavandare — Riassunto
Nel campo mezzo grigio e mezzo nero resta un aratro senza buoi, che pare dimenticato, tra il vapor leggero.
E cadenzato dalla gora viene lo sciabordare delle lavandare con tonfi spessi e lunghe cantilene:
Il vento soffia e nevica la frasca, e tu non torni ancora al tuo paese! quando partisti, come son rimasta! come l’aratro in mezzo alla maggese.