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Guido Gozzano
Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto,
mio cuore, bambino che è tanto felice d’esistere al mondo,
pur chiuso nella tua nicchia, ti pare sentire di fuori
sovente qualcuno che picchia, che picchia.... Sono i dottori.
Mi picchiano in vario lor metro spiando non so quali segni,
m’auscultano con li ordegni il petto davanti e di dietro.
E senton chi sa quali tarli i vecchi saputi.... A che scopo?
Sorriderei quasi, se dopo non bisognasse pagarli....
«Appena un lieve sussurro all’apice.... qui.... la clavicola....»
E con la matita ridicola disegnano un circolo azzurro.
«Nutrirsi.... non fare più versi... nessuna notte più insonne....
Il mio cuore è una rossa
macchia di sangue dove
io bagno senza possa
la penna, a dolci prove
eternamente mossa.
E la penna si muove
e la carta s’arrossa
sempre a passioni nove.
Giorno verrà: lo so
che questo sangue ardente
a un tratto mancherà,
che la mia penna avrà
uno schianto stridente...
... e allora morirò.
Passa la nave mia con vele nere,
Con vele nere pe ’l selvaggio mare.
Ho in petto una ferita di dolore,
Tu ti diverti a farla sanguinare.
È, come il vento, perfido il tuo core,
E sempre qua e là presto a voltare.
Passa la nave mia con vele nere,
Con vele nere pe ’l selvaggio mare.
Maggio risveglia i nidi,
Maggio risveglia i cuori;
Porta le ortiche e i fiori,
I serpi e l’usignol.
Schiamazzano i fanciulli
In terra, e in ciel li augelli:
Le donne han ne i capelli
Rose, ne gli occhi il sol.
Tra colli prati e monti
Di fior tutto è una trama:
Canta germoglia ed ama
L’acqua la terra il ciel.
E a me germoglia in cuore
Di spine un bel boschetto;
Tre vipere ho nel petto
E un gufo entro il cervel.
Datemi pace, o duri miei pensieri:
non basta ben ch’Amor, Fortuna et Morte
mi fanno guerra intorno e ’n su le porte,
senza trovarmi dentro altri guerreri?
Et tu, mio cor, anchor se’ pur qual eri,
disleal a me sol, che fere scorte
vai ricettando, et se’ fatto consorte
de’ miei nemici sí pronti et leggieri?
In te i secreti suoi messaggi Amore,
in te spiega Fortuna ogni sua pompa,
et Morte la memoria di quel colpo
che l’avanzo di me conven che rompa;
in te i vaghi pensier’ s’arman d’errore:
perché d’ogni mio mal te solo incolpo.