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Giosuè Carducci
Maggio risveglia i nidi,
Maggio risveglia i cuori;
Porta le ortiche e i fiori,
I serpi e l’usignol.
Schiamazzano i fanciulli
In terra, e in ciel li augelli:
Le donne han ne i capelli
Rose, ne gli occhi il sol.
Tra colli prati e monti
Di fior tutto è una trama:
Canta germoglia ed ama
L’acqua la terra il ciel.
E a me germoglia in cuore
Di spine un bel boschetto;
Tre vipere ho nel petto
E un gufo entro il cervel.
Una pallida faccia e un velo nero
Spesso mi fa pensoso de la morte;
Ma non in frotta io cerco le tue porte,
Quando piange il novembre, o cimitero.
Cimitero m’è il mondo allor che il sole
Ne la serenità di maggio splende
E l’aura fresca move l’acque e i rami,
E un desio dolce spiran le vïole
E ne le rose un dolce ardor s’accende
E gli uccelli tra ’l verde fan richiami:
Quando piú par che tutto il mondo s’ami
E le fanciulle in danza apron le braccia,
Veggo tra ’l sole e me sola una faccia,
Pallida faccia velata di nero.
I’ MI trovai, fanciulle, un bel mattino
Di mezzo maggio in un verde giardino.
Eran d’intorno vïolette e gigli
Fra l’erba verde, e vaghi fior novelli,
Azzurri, gialli, candidi e vermigli:
Ond’io porsi la mano a côr di quelli
Per adornar i mie’ biondi capelli
E cinger di grillanda il vago crino.
I’ mi trovai, fanciulle . . .
Ma poi ch’i’ ebbi pien di fiori un lembo,
Vidi le rose e non pur d’un colore:
Io corsi allor per empier tutto il grembo,
Perch’era sì soave il loro odore
Che tutto mi senti’ destar el core
Di dolce voglia e d’un piacer divino.
I’ mi trovai, fanciulle . . .