I' mi trovai, fanciulle, un bel mattino
I’ MI trovai, fanciulle, un bel mattino Di mezzo maggio in un verde giardino. Eran d’intorno vïolette e gigli Fra l’erba verde, e vaghi fior novelli, Azzurri, gialli, candidi e vermigli: Ond’io porsi la mano a côr di quelli Per adornar i mie’ biondi capelli E cinger di grillanda il vago crino. I’ mi trovai, fanciulle . . . Ma poi ch’i’ ebbi pien di fiori un lembo, Vidi le rose e non pur d’un colore: Io corsi allor per empier tutto il grembo, Perch’era sì soave il loro odore Che tutto mi senti’ destar el core Di dolce voglia e d’un piacer divino. I’ mi trovai, fanciulle . . .
I’ posi mente: quelle rose allora Mai non vi potre’ dir quant’eran belle: Quale scoppiava dalla boccia ancora; Qual’erano un po’ passe e qual novelle. Amor mi disse allor: ‘ Va’, co’ di quelle Che più vedi fiorite in sullo spino. ’ I’ mi trovai, fanciulle . . . Quando la rosa ogni sua foglia spande, Quando è più bella, quando è più gradita, Allora è buona a mettere in ghirlande, Prima che sua bellezza sia fuggita: Sicchè, fanciulle, mentre è più fiorita, Cogliam la bella rosa del giardino. I’ mi trovai, fanciulle . . .