Un rimorso
O il tetro Palazzo Madama... la sera... la folla che imbruna... Rivedo la povera cosa,
la povera cosa che m’ama: la tanto simile ad una piccola attrice famosa.
Ricordo. Sul labbro contratto la voce a pena s’udì: «O Guido! Che cosa t’ho fatto di male per farmi così?»
Sperando che fosse deserto varcammo l’androne, ma sotto le arcate sostavano coppie
d’amanti... Fuggimmo all’aperto: le cadde il bel manicotto adorno di mammole doppie.
O noto profumo disfatto di mammole e di petit-gris... «Ma Guido, che cosa t’ho fatto di male per farmi così?»
Il tempo che vince non vinca la voce con che mi rimordi, o bionda povera cosa!
Nell’occhio azzurro pervinca, nel piccolo corpo ricordi la piccola attrice famosa...
Alzò la veletta. S’udì (o misera tanto nell’atto!) ancora: «Che male t’ho fatto, o Guido, per farmi così?»
Varcammo di tra le rotaie la Piazza Castello, nel viso sferzati dal gelo più vivo.
Passavano giovani gaie... Avevo un cattivo sorriso: eppure non sono cattivo,
non sono cattivo, se qui mi piange nel cuore disfatto la voce: «Che male t’ho fatto, o Guido per farmi così?»