Nel pieno di maggio, la voce che parla ricorda un bel mattino in un giardino verde, tra viole, gigli e fiori appena sbocciati. Raccoglie quei fiori per ornarsi i biondi capelli, ma appena vede le rose corre a riempirsene il grembo: il loro profumo accende una dolce voglia e un piacere quasi divino. Amore suggerisce di cogliere le rose più fiorite, e il consiglio diventa un invito rivolto alle fanciulle: la rosa va colta nel suo momento più bello, prima che sfiorisca.
È un testo lieve e musicale, costruito sul ritornello «I’ mi trovai, fanciulle...» che accompagna ogni strofa come una cantilena. Il tono non è malinconico ma gioioso e primaverile; la bellezza è sentita come qualcosa di fragile e prezioso, da godere subito. Sotto l’immagine del giardino c’è un chiaro invito a vivere la giovinezza mentre è piena, senza lasciarla appassire.