I' mi trovai, fanciulle, un bel mattino — Riassunto

I’ MI trovai, fanciulle, un bel mattino Di mezzo maggio in un verde giardino. Eran d’intorno vïolette e gigli Fra l’erba verde, e vaghi fior novelli, Azzurri, gialli, candidi e vermigli: Ond’io porsi la mano a côr di quelli Per adornar i mie’ biondi capelli E cinger di grillanda il vago crino. I’ mi trovai, fanciulle . . . Ma poi ch’i’ ebbi pien di fiori un lembo, Vidi le rose e non pur d’un colore: Io corsi allor per empier tutto il grembo, Perch’era sì soave il loro odore Che tutto mi senti’ destar el core Di dolce voglia e d’un piacer divino. I’ mi trovai, fanciulle . . .

I’ posi mente: quelle rose allora Mai non vi potre’ dir quant’eran belle: Quale scoppiava dalla boccia ancora; Qual’erano un po’ passe e qual novelle. Amor mi disse allor: ‘ Va’, co’ di quelle Che più vedi fiorite in sullo spino. ’ I’ mi trovai, fanciulle . . . Quando la rosa ogni sua foglia spande, Quando è più bella, quando è più gradita, Allora è buona a mettere in ghirlande, Prima che sua bellezza sia fuggita: Sicchè, fanciulle, mentre è più fiorita, Cogliam la bella rosa del giardino. I’ mi trovai, fanciulle . . .

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Nel pieno di maggio, la voce che parla ricorda un bel mattino in un giardino verde, tra viole, gigli e fiori appena sbocciati. Raccoglie quei fiori per ornarsi i biondi capelli, ma appena vede le rose corre a riempirsene il grembo: il loro profumo accende una dolce voglia e un piacere quasi divino. Amore suggerisce di cogliere le rose più fiorite, e il consiglio diventa un invito rivolto alle fanciulle: la rosa va colta nel suo momento più bello, prima che sfiorisca.

È un testo lieve e musicale, costruito sul ritornello «I’ mi trovai, fanciulle...» che accompagna ogni strofa come una cantilena. Il tono non è malinconico ma gioioso e primaverile; la bellezza è sentita come qualcosa di fragile e prezioso, da godere subito. Sotto l’immagine del giardino c’è un chiaro invito a vivere la giovinezza mentre è piena, senza lasciarla appassire.

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