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Sergio Corazzini
Cosa mi canterai tu
questa sera?
Voglio ancora tristezze.
Cantami la canzone più
triste, amica:
una canzone antica,
non importa,
una di quelle canzoni
che da tanto
non fanno più schiuder balconi;
io voglio piangere
questa sera un pianto
che mi tremi negli occhi solamente.
E tu, perché non suoni
nemmeno ora?
e fai morire di voglia
Elemosina triste
di vecchie arie sperdute
vanità di un’offerta
che nessuno raccoglie!
Primavera di foglie
in una via deserta!
Poveri ritornelli
che passano e ripassano
e sono come uccelli
di un cielo musicale!
Ariette d’ospedale
che ci sembra domandino
un’eco in elemosina!
Vedi: nessuno ascolta.
Sfogli la tua tristezza
monotona davanti
Perchè tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio
Perchè tu mi dici: poeta?
Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
Semplici, così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.
Oggi io penso a morire.
Io voglio morire, solamente, perchè sono stanco;
solamente perchè i grandi angioli
su le vetrate delle catedrali
mi fanno tremare d’amore e di angoscia;
solamente perchè, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.