Poesie tristi

Poesie tristi — una raccolta delle migliori opere su PoemShip.

TristeGiovanni Pascoli

Orfano

Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca: senti: una zana dondola pian piano. Un bimbo piange, il piccol dito in bocca; canta una vecchia, il mento su la mano. La vecchia canta: Intorno al tuo lettino c’è rose e gigli, tutto un bel giardino. Nel bel giardino il bimbo s’addormenta. La neve fiocca lenta, lenta, lenta.
TristeGiovanni Pascoli

La tessitrice

Mi son seduto su la panchetta come una volta... quanti anni fa? Ella, come una volta, s’è stretta su la panchetta. E non il suono d’una parola; solo un sorriso tutto pietà. La bianca mano lascia la spola. Piango, e le dico: Come ho potuto, dolce mio bene, partir da te? Piange, e mi dice d’un cenno muto: Come hai potuto? Con un sospiro quindi la cassa tira del muto pettine a sè. Muta la spola passa e ripassa. Piango, e le chiedo: Perchè non suona dunque l’arguto pettine più?
TristeGiovanni Pascoli

La quercia caduta

Dov’era l’ombra, or sè la quercia spande morta, nè più coi turbini tenzona. La gente dice: Or vedo: era pur grande! Pendono qua e là dalla corona i nidietti della primavera. Dice la gente: Or vedo: era pur buona! Ognuno loda, ognuno taglia. A sera ognuno col suo grave fascio va. Nell’aria, un pianto... d’una capinera che cerca il nido che non troverà.
TristeGiosuè Carducci

Tedio invernale

Ma ci fu dunque un giorno Su questa terra il sole? Ci fur rose e vïole, Luce, sorriso, ardor? Ma ci fu dunque un giorno La dolce giovinezza, La gloria e la bellezza, Fede, virtude, amor? Ciò forse avvenne a i tempi D’Omero e di Valmichi: Ma quei son tempi antichi, Il sole or non è piú. E questa ov’io m’avvolgo Nebbia di verno immondo È il cenere d’un mondo Che forse un giorno fu.
TristeGiosuè Carducci

Pianto antico

L’albero a cui tendevi La pargoletta mano, Il verde melograno Da’ bei vermigli fior, Nel muto orto solingo Rinverdí tutto or ora E giugno lo ristora Di luce e di calor. Tu fior de la mia pianta Percossa e inaridita, Tu de l’inutil vita Estremo unico fior, Sei ne la terra fredda, Sei ne la terra negra; Né il sol piú ti rallegra Né ti risveglia amor.
TristeGiosuè Carducci

Passa la nave mia

Passa la nave mia con vele nere, Con vele nere pe ’l selvaggio mare. Ho in petto una ferita di dolore, Tu ti diverti a farla sanguinare. È, come il vento, perfido il tuo core, E sempre qua e là presto a voltare. Passa la nave mia con vele nere, Con vele nere pe ’l selvaggio mare.
TristeGiosuè Carducci

Maggiolata

Maggio risveglia i nidi, Maggio risveglia i cuori; Porta le ortiche e i fiori, I serpi e l’usignol. Schiamazzano i fanciulli In terra, e in ciel li augelli: Le donne han ne i capelli Rose, ne gli occhi il sol. Tra colli prati e monti Di fior tutto è una trama: Canta germoglia ed ama L’acqua la terra il ciel. E a me germoglia in cuore Di spine un bel boschetto; Tre vipere ho nel petto E un gufo entro il cervel.
TristeGiosuè Carducci

Ballata dolorosa

Una pallida faccia e un velo nero Spesso mi fa pensoso de la morte; Ma non in frotta io cerco le tue porte, Quando piange il novembre, o cimitero. Cimitero m’è il mondo allor che il sole Ne la serenità di maggio splende E l’aura fresca move l’acque e i rami, E un desio dolce spiran le vïole E ne le rose un dolce ardor s’accende E gli uccelli tra ’l verde fan richiami: Quando piú par che tutto il mondo s’ami E le fanciulle in danza apron le braccia, Veggo tra ’l sole e me sola una faccia, Pallida faccia velata di nero.
TristeDante Alighieri

Deh peregrini che pensosi andate

Deh peregrini, che pensosi andate Forse di cosa che non v’è presente, Venite voi di sì lontana gente, Come alla vista voi ne dimostrate? Che non piangete, quando voi passate Per lo suo mezzo la città dolente, Come quelle persone, che neente Par che intendesser la sua gravitate. Se voi restate, per volerla udire, Certo lo core ne’ sospir mi dice, Che lagrimando n’uscirete pui. Ella ha perduta la sua Beatrice; E le parole, ch’uom di lei può dire, Hanno virtù di far piangere altrui.