In una sera d’estate fumosa, la luce che filtra dall’alta vetrata mescola chiarori nell’ombra e lascia nel cuore di chi parla un suggello ardente, quasi una ferita luminosa. Poi l’attenzione si sposta fuori: sul terrazzo vicino al fiume si accende una lampada, e la domanda su chi l’abbia accesa alla Madonnina del Ponte risuona insistente, come un pensiero che non trova risposta. Dentro la stanza, però, si avverte un odore di putredine e si vede una piaga rossa languente. Le stelle sembrano bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto, ma è una bellezza fatua, tremolante. Nel cuore della sera, nonostante quel luccichio, resta sempre la stessa piaga rossa e languente. L’atmosfera è sospesa tra incanto e malessere: il paesaggio estivo appare fragile, attraversato da una sofferenza nascosta che il bagliore della sera non riesce a cancellare.
L'invetriata — Riassunto
La sera fumosa d’estate Dall’alta invetriata mesce chiarori nell’ombra E mi lascia nel cuore un suggello ardente. Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada) chi ha A la Madonnina del Ponte chi è chi è che ha acceso la lampada? — c’è Nella stanza un odor di putredine: c’è Nella stanza una piaga rossa languente. Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto: E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è Nel cuore della sera c’è, Sempre una piaga rossa languente.