Leopardi dà voce a una foglia staccata dal suo ramo: fragile, povera, trascinata dal vento lontano dal faggio dove era nata. Il vento la porta senza sosta dal bosco alla campagna, dalla valle alla montagna, e lei non sa altro: va pellegrina senza conoscere nulla del mondo, solo il movimento continuo. Nel finale la foglia accetta che il suo cammino segue lo stesso destino naturale della foglia di rosa e della foglia d’alloro: ogni foglia, ogni creatura fragile, è portata dove la sorte la conduce. Il tono è dolente e rassegnato, pieno di malinconia. L’immagine della foglia diventa un riflesso della condizione umana: sentirsi sradicati, in balia di forze più grandi, senza poter scegliere la propria direzione.
Imitazione — Riassunto
Lungi dal propio ramo, Povera foglia frale, Dove vai tu? Dal faggio Là dov’io nacqui, mi divise il vento. Esso, tornando, a volo Dal bosco alla campagna, Dalla valle mi porta alla montagna. Seco perpetuamente Vo pellegrina, e tutto l’altro ignoro. Vo dove ogni altra cosa, Dove naturalmente Va la foglia di rosa, E la foglia d’alloro.