Allora — Riassunto

Allora... in un tempo assai lunge... felice fui molto; non ora: ma quanta dolcezza mi giunge da tanta dolcezza d’allora!

Quell’anno!... per anni che poi fuggirono, che fuggiranno, non puoi, mio pensiero, non puoi portare con te, che quell’anno!

Un giorno fu quello, ch’è senza compagno, ch’è senza ritorno; la vita fu vana parvenza sì prima sì dopo quel giorno!

Un punto!... così passeggero, che in vero passò non raggiunto; ma bello così, che molto ero felice felice, quel punto!

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Giovanni Pascoli rievoca un tempo lontano in cui fu davvero felice, e sente che quella felicità antica ancora lo raggiunge con dolcezza. Non è la felicità del presente: è il ricordo di un anno, di un giorno, quasi di un unico punto, che resta senza compagno e senza ritorno. La vita prima e dopo quel momento gli appare come una vana parvenza, un’apparenza priva di sostanza.

Il tono è nostalgico ma non disperato: c’è una dolcezza piena nel tornare con il pensiero a quell’attimo brevissimo, così breve da sembrare già passato mentre lo si viveva, eppure così bello da contenere una felicità assoluta. Le ripetizioni, come «dolcezza… dolcezza» e «felice felice», creano un ritmo sospeso, quasi un ricordo che si fissa e continua a vibrare. Il titolo, «Allora», condensa questo movimento: tutto parte da un passato lontano che il cuore non può lasciare andare.

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