Giovanni Pascoli rievoca un tempo lontano in cui fu davvero felice, e sente che quella felicità antica ancora lo raggiunge con dolcezza. Non è la felicità del presente: è il ricordo di un anno, di un giorno, quasi di un unico punto, che resta senza compagno e senza ritorno. La vita prima e dopo quel momento gli appare come una vana parvenza, un’apparenza priva di sostanza.
Il tono è nostalgico ma non disperato: c’è una dolcezza piena nel tornare con il pensiero a quell’attimo brevissimo, così breve da sembrare già passato mentre lo si viveva, eppure così bello da contenere una felicità assoluta. Le ripetizioni, come «dolcezza… dolcezza» e «felice felice», creano un ritmo sospeso, quasi un ricordo che si fissa e continua a vibrare. Il titolo, «Allora», condensa questo movimento: tutto parte da un passato lontano che il cuore non può lasciare andare.