Il temporale irrompe nel buio più assoluto: il tuono ha la violenza di un dirupo che frana, rimbomba, rimbalza e rotola prima di spegnersi, poi torna più rotto e infine svanisce. Il ritmo martellante dei verbi imita i colpi e gli echi del suono, creando un’atmosfera di paura e smarrimento. Subito dopo, però, dal silenzio affiora un canto materno accompagnato dal movimento di una culla. Il contrasto è fortissimo: alla minaccia della notte e del fragore risponde un gesto domestico, intimo e rassicurante. Non c’è una storia narrata, ma una sensazione: lo spavento di fronte alla forza della natura e il sollievo che nasce quando una voce familiare richiama alla protezione, alla casa, all’infanzia. La chiusa lascia una dolcezza sospesa, come se la ninna nanna continuasse anche dopo che il tuono è scomparso.
Il tuono — Riassunto
E nella notte nera come il nulla,
a un tratto, col fragor d’arduo dirupo che frana, il tuono rimbombò di schianto: rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo, e tacque, e poi rimareggiò rinfranto, e poi vanì. Soave allora un canto s’udì, di madre, e il moto di una culla.