In una notte di luna nascosta e cielo chiaro come perla, gli alberi sembrano alzarsi per cercare la luna. Da nubi nere arrivano lampi lontani e un richiamo ripetuto dai campi: «chiù», il verso dell’assiuolo. Ogni strofa unisce quiete apparente e turbamento: il cullare del mare, un fruscio tra le siepi, poi un sussulto nel cuore, come l’eco di un grido passato. Il richiamo diventa prima un singulto lontano, infine un «pianto di morte». La natura notturna è viva ma carica di mistero; chi ascolta è sospeso tra suoni dolcissimi e un’inquietudine crescente, come se quel verso dicesse, senza parole, una pena antica.
L'assiuolo — Riassunto
Dov’era la luna? chè il cielo notava in un’alba di perla, ed ergersi il mandorlo e il melo parevano a meglio vederla. Venivano soffi di lampi da un nero di nubi laggiù; veniva una voce dai campi: chiù...
Le stelle lucevano rare tra mezzo alla nebbia di latte: sentivo il cullare del mare, sentivo un fru fru tra le fratte; sentivo nel cuore un sussulto, com’eco d’un grido che fu. Sonava lontano il singulto: chiù...
Su tutte le lucide vette tremava un sospiro di vento: squassavano le cavallette finissimi sistri d’argento (tintinni a invisibili porte che forse non s’aprono più?...); e c’era quel pianto di morte... chiù...