Il poeta racconta il passaggio da un giorno pieno di lampi, scoppi e bufera a una sera quieta. Nei campi restano il breve gracidare delle ranelle, il mormorio d’un rivo, le nubi che da nere diventano rosa e oro. La stanchezza del giorno si placa: il dolore è invitato a riposare, come se anche la natura, dopo il tumulto, trovasse una dolcezza umida e luminosa.
Nella seconda parte la sera diventa più intima. Le rondini gridano nell’aria serena, i bisogni del giorno si allungano nella cena, ma tutto è ormai pacato. I rintocchi della sera sembrano dire “Dormi”, e per l’io lirico quei suoni diventano ninne nanne che lo riportano all’infanzia, alla voce della madre, fino a un “nulla” dolce e sospeso. Il tono è malinconico ma pacificato, come un abbandono al sonno e al ricordo.