Una quercia è caduta. Dove prima dava ombra e resisteva ai temporali, ora sta a terra, morta, e non lotta più col vento. Solo adesso i passanti dicono di accorgersi di quanto fosse grande e generosa: tra i rami pendono ancora i nidi della primavera. Ma l’ammirazione arriva tardi e si trasforma subito in gesto di rapina: tutti lodano, tutti tagliano, e a sera ciascuno se ne va con il suo fascio pesante. Nell’aria resta il pianto di una capinera che cerca il nido e non lo troverà più. Il tono è raccolto e amaro: la grandezza viene riconosciuta solo quando è perduta, e chi abitava quell’ombra rimane senza casa. Non c’è rabbia esplicita, ma una malinconia ferma, come un rimprovero sospeso tra i rami caduti.
La quercia caduta — Riassunto
Dov’era l’ombra, or sè la quercia spande morta, nè più coi turbini tenzona. La gente dice: Or vedo: era pur grande!
Pendono qua e là dalla corona i nidietti della primavera. Dice la gente: Or vedo: era pur buona!
Ognuno loda, ognuno taglia. A sera ognuno col suo grave fascio va. Nell’aria, un pianto... d’una capinera
che cerca il nido che non troverà.