La tessitrice — Riassunto

Mi son seduto su la panchetta come una volta... quanti anni fa? Ella, come una volta, s’è stretta su la panchetta.

E non il suono d’una parola; solo un sorriso tutto pietà. La bianca mano lascia la spola.

Piango, e le dico: Come ho potuto, dolce mio bene, partir da te? Piange, e mi dice d’un cenno muto: Come hai potuto?

Con un sospiro quindi la cassa tira del muto pettine a sè. Muta la spola passa e ripassa.

Piango, e le chiedo: Perchè non suona dunque l’arguto pettine più?

Ella mi fissa, timida e buona: Perchè non suona?

E piange, piange — Mio dolce amore, non t’hanno detto? non lo sai tu? Io non son viva che nel tuo cuore.

Morta! Sì, morta! Se tesso, tesso per te soltanto; come, non so: in questa tela, sotto il cipresso, accanto alfine ti dormirò —

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Un uomo torna con la memoria a un incontro con la donna amata: siede accanto a lei su una panchetta, come in passato, ma la scena è avvolta da un silenzio innaturale. Lei non parla, sorride solo con pietà e lascia la spola. Il protagonista piange e le chiede come abbia potuto separarsi da lei; la donna risponde con un cenno muto, come a ripetere la stessa accusa. Poi riprende a tessere, ma il pettine non suona più. Quando lui domanda perché, lei rivela di essere morta e di vivere soltanto nel suo cuore: se tesse, tesse solo per lui, e sotto il cipresso un giorno dormirà al suo fianco. L’atmosfera è intima, sospesa e dolente: il telaio silenzioso diventa il segno di un amore che sopravvive solo nel ricordo e nell’attesa.

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