Nella valle inghiottita dalla nebbia tutto sparisce: resta un mare piatto, grigio, senza onde né rive. Chi guarda si sente solo e smarrito, circondato da richiami di uccelli dispersi, scheletri di faggi sospesi, sogni di rovine e di eremi silenziosi. C’è un cane che uggiola senza che se ne capisca la direzione, e passi che paiono insieme vicini e lontani, come un’eco che non si ferma. In questo paesaggio smaterializzato affiorano domande inquiete: il sogno chiede se qualcuno arriverà, gli alberi chiedono chi sia quel viandante che non si ferma mai. Alla fine chi guarda intravede per un attimo un’ombra errante con un largo fascio sul capo, ma l’immagine svanisce nello stesso istante. Restano solo i gridi, l’uggiolare del cane e quei passi sospesi: un’atmosfera di attesa, smarrimento e mistero.
Nella nebbia — Riassunto
E guardai nella valle: era sparito tutto! sommerso! Era un gran mare piano, grigio, senz’onde, senza lidi, unito.
E c’era appena, qua e là, lo strano vocìo di gridi piccoli e selvaggi: uccelli spersi per quel mondo vano.
E alto, in cielo, scheletri di faggi, come sospesi, e sogni di rovine e di silenzïosi eremitaggi.
Ed un cane uggiolava senza fine, nè seppi donde, forse a certe péste che sentii, nè lontane nè vicine;
eco di péste nè tarde nè preste, alterne, eterne. E io laggiù guardai: nulla ancora e nessuno, occhi, vedeste.
Chiesero i sogni di rovine: — Mai non giungerà? - Gli scheletri di piante chiesero: — E tu chi sei, che sempre vai? -
Io, forse, un’ombra vidi, un’ombra errante con sopra il capo un largo fascio. Vidi, e più non vidi, nello stesso istante.
Sentii soltanto gl’inquïeti gridi d’uccelli spersi, l’uggiolar del cane, e, per il mar senz’onde e senza lidi,
le péste nè vicine nè lontane.