In pochi versi Pascoli fissa un paesaggio invernale che sembra respirare e lamentarsi. La neve cade fitta, l’aria è piena di bianco, il suolo si copre di strati su strati; gli olmi gemono con un mugghio stanco, come se il freddo li piegasse. Anche il rumore della neve che cade è ovattato, un tonfo lieve, quasi un silenzio che pesa. Poi arriva la bufera: raffiche improvvise sollevano la neve per le strade. In questo scenario passano figure umane fragili: bambini che piangono, una madre che sembra portare con sé una preghiera. Il mondo appare bianco, immobile eppure agitato dal vento; la sensazione dominante è di solitudine e di attesa, con quel pianto infantile e quella preghiera che restano sospesi nell’aria gelida come un filo di voce. Il tono è dolente, non gridato: una tristezza raccolta, quasi sussurrata.
Nevicata — Riassunto
Nevica: l’aria brulica di bianco; la terra è bianca; neve sopra neve: gemono gli olmi a un lungo mugghio stanco: cade del bianco con un tonfo lieve.
E le ventate soffiano di schianto e per le vie mulina la bufera: passano bimbi: un balbettìo di pianto; passa una madre: passa una preghiera.