In una stanza invernale, un bambino piange nella culla con il dito in bocca, mentre una vecchia lo culla e intona una ninna nanna. Fuori la neve scende lenta e continua. Il canto della donna promette al piccolo un bel giardino di rose e gigli intorno al letto, un’immagine calda e protettiva che contrasta con il freddo silenzioso fuori. Le ripetizioni “fiocca, fiocca, fiocca” e “lenta, lenta, lenta” imitano il ritmo regolare della neve e il dondolio della culla, creando un’atmosfera sospesa, dolce e malinconica. Il bambino si addormenta dentro quel sogno fiorito, mentre il mondo reale resta avvolto nel bianco. Prevale un senso di tenerezza e solitudine: la nenia consola solo per un istante, e il titolo “Orfano” lascia intuire una mancanza che nessun canto può davvero colmare.
Orfano — Riassunto
Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca: senti: una zana dondola pian piano. Un bimbo piange, il piccol dito in bocca; canta una vecchia, il mento su la mano. La vecchia canta: Intorno al tuo lettino c’è rose e gigli, tutto un bel giardino. Nel bel giardino il bimbo s’addormenta. La neve fiocca lenta, lenta, lenta.