X Agosto — Riassunto

San Lorenzo, io lo so perchè tanto di stelle per l’aria tranquilla arde e cade, perchè sì gran pianto nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto: l’uccisero: cadde tra spini: ella aveva nel becco un insetto: la cena de’ suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano; e il suo nido è nell’ombra, che attende, che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido: l’uccisero: disse: Perdono; e restò negli aperti occhi un grido: portava due bambole, in dono...

Ora là, nella casa romita, lo aspettano, aspettano, in vano: egli immobile, attonito, addita le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi sereni, infinito, immortale, oh! d’un pianto di stelle lo inondi quest’atomo opaco del Male!

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Nella notte di San Lorenzo chi parla comprende perché tante stelle cadono: il cielo sembra piangere davanti al male. Una rondine stava tornando al tetto con un insetto per i suoi rondinini, ma è stata uccisa e ora giace tra gli spini, quasi in croce, mentre il nido la attende con pigolii sempre più deboli. Accanto a questa figura ce n’è una umana: un uomo tornava a casa con due bambole in dono per le figlie. Anche lui è stato ucciso; ha detto «Perdono», ma nei suoi occhi aperti è rimasto un grido. La casa vuota lo aspetta invano. Il tono è dolente e solenne: le vittime sembrano chiedere giustizia a un cielo lontano, che risponde solo con una pioggia di stelle su questo piccolo atomo opaco del male.

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