Ugo Foscolo immagina di tornare, dopo una vita passata a fuggire di gente in gente, a sedersi sulla tomba del fratello Giovanni, piangendo la sua giovinezza spezzata. La madre è rimasta sola, trascina i giorni ormai tardi e parla di lui con quelle ceneri mute. Il poeta le tende le braccia senza poterla raggiungere, saluta da lontano i tetti di casa e sente gli dèi avversi e le angosce segrete che hanno reso tempestosa la vita del fratello. Anche lui ora prega di trovare quiete in quel porto. Di tanta speranza non resta che un desiderio: se morirà tra genti straniere, le sue ossa vengano restituite al petto della madre addolorata. È un sonetto di esilio, rimpianto e affetto famigliare, attraversato da un dolore pacato e da una profonda nostalgia.
In morte del fratello Giovanni — Riassunto
Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo Di gente in gente; mi vedrai seduto Su la tua pietra, o fratel mio, gemendo Il fior de’ tuoi gentili anni caduto:
La madre or sol, suo dì tardo traendo, Parla di me col tuo cenere muto: Ma io deluse a voi le palme tendo; E se da lunge i miei tetti saluto,
Sento gli avversi Numi, e le secrete Cure che al viver tuo furon tempesta; E prego anch’io nel tuo porto quiete:
Questo di tanta speme oggi mi resta! Straniere genti, l’ossa mie rendete Allora al petto della madre mesta.