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Francesco Petrarca
Movesi il vecchierel canuto et biancho
del dolce loco ov’à sua età fornita
et da la famigliuola sbigottita
che vede il caro padre venir manco;
indi trahendo poi l’antiquo fianco
per l’extreme giornate di sua vita,
quanto piú pò, col buon voler s’aita,
rotto dagli anni, et dal camino stanco;
et viene a Roma, seguendo ’l desio,
per mirar la sembianza di colui
ch’ancor lassú nel ciel vedere spera:
cosí, lasso, talor vo cerchand’io,
donna, quanto è possibile, in altrui
la disïata vostra forma vera.
Giran le spole, il fil s’attorce, io canto:
Ho diciott’anni in core,
Due begli occhi, un telaio ed un amore,
Vesto d’indiana e non conosco il pianto.
S’io snodo e sciolgo la mia treccia rossa
Ove un raggio sfavilla,
Nel guardo a chi m’affisa una scintilla
S’accende, e in petto elettrica una scossa!
Ma passo noncurante, e rido in viso
Ai tentator loquaci;
Serbo per l’amor mio tutti i miei baci,
E il mondo venderei pel suo sorriso!
Io l’amo; — egli è il signor della fucina,
Egli è il re del martello:
Alto, robusto, nerboruto e bello,
A lui dappresso sembro una bambina.