Giosuè Carducci

Giosuè Carducci fu un poeta e professore italiano del XIX secolo. È noto per la sua poesia che unisce classicismo, temi patriottici e descrizioni della natura. Biography ↓More ↓

Poems

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Maggiolata

Maggio risveglia i nidi, Maggio risveglia i cuori; Porta le ortiche e i fiori, I serpi e l’usignol.

Schiamazzano i fanciulli In terra, e in ciel li augelli: Le donne han ne i capelli Rose, ne gli occhi il sol.

Tra colli prati e monti Di fior tutto è una trama: Canta germoglia ed ama L’acqua la terra il ciel.

E a me germoglia in cuore Di spine un bel boschetto; Tre vipere ho nel petto E un gufo entro il cervel.

Mezzogiorno alpino

Nel grande cerchio de l’alpi, su ’l granito Squallido e scialbo, su’ ghiacciai candenti, Regna sereno intenso ed infinito Nel suo grande silenzio il mezzodí.

Pini ed abeti senza aura di venti Si drizzano nel sol che gli penetra, Sola garrisce in picciol suon di cetra L’acqua che tenue tra i sassi fluí.

Passa la nave mia

Passa la nave mia con vele nere, Con vele nere pe ’l selvaggio mare. Ho in petto una ferita di dolore, Tu ti diverti a farla sanguinare. È, come il vento, perfido il tuo core, E sempre qua e là presto a voltare. Passa la nave mia con vele nere, Con vele nere pe ’l selvaggio mare.

Pianto antico

L’albero a cui tendevi La pargoletta mano, Il verde melograno Da’ bei vermigli fior,

Nel muto orto solingo Rinverdí tutto or ora E giugno lo ristora Di luce e di calor.

Tu fior de la mia pianta Percossa e inaridita, Tu de l’inutil vita Estremo unico fior,

Sei ne la terra fredda, Sei ne la terra negra; Né il sol piú ti rallegra Né ti risveglia amor.

Ruit hora

O desïata verde solitudine lungi al rumor de gli uomini! qui due con noi divini amici vengono, vino ed amore, o Lidia.

Deh, come ride nel cristallo nitido Lieo, l’eterno giovine! come ne gli occhi tuoi, fulgida Lidia, trïonfa amore e sbendasi!

Il sol traguarda basso ne la pergola, e si rifrange roseo nel mio bicchiere: aureo scintilla e tremola fra le tue chiome, o Lidia.

Fra le tue nere chiome, o bianca Lidia, langue una rosa pallida; e una dolce a me in cuor tristezza súbita tempra d’amor gl’incendii.

Dimmi: perché sotto il fiammante vespero misterïosi gemiti manda il mare là giú? quai canti, o Lidia, tra lor quei pini cantano?

Vedi con che desío quei colli tendono le braccia al sole occiduo: cresce l’ombra e li fascia: ei par che chiedano il bacio ultimo, o Lidia.

Io chiedo i baci tuoi, se l’ombra avvolgemi, Lieo, dator di gioia: io chiedo gli occhi tuoi, fulgida Lidia, se Iperïon precipita.

E precipita l’ora. O bocca rosea, schiuditi: o fior de l’anima, o fior del desiderio, apri i tuoi calici: o care braccia, apritevi.

San Martino

La nebbia a gl’irti colli Piovigginando sale, E sotto il maestrale Urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo Dal ribollir de’ tini Va l’aspro odor de i vini L’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi Lo spiedo scoppiettando: Sta il cacciator fischiando Su l’uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi Stormi d’uccelli neri, Com’esuli pensieri, Nel vespero migrar.

Tedio invernale

Ma ci fu dunque un giorno Su questa terra il sole? Ci fur rose e vïole, Luce, sorriso, ardor?

Ma ci fu dunque un giorno La dolce giovinezza, La gloria e la bellezza, Fede, virtude, amor?

Ciò forse avvenne a i tempi D’Omero e di Valmichi: Ma quei son tempi antichi, Il sole or non è piú.

E questa ov’io m’avvolgo Nebbia di verno immondo È il cenere d’un mondo Che forse un giorno fu.

Traversando la Maremma toscana

Dolce paese, onde portai conforme L’abito fiero e lo sdegnoso canto E il petto ov’ odio e amor mai non s’addorme, Pur ti riveggo, e il cuor mi balza in tanto.

Ben riconosco in te le usate forme Con gli occhi incerti tra ’l sorriso e il pianto, E in quelle seguo de’ miei sogni l’orme Erranti dietro il giovenile incanto.

Oh, quel che amai, quel che sognai, fu in vano; E sempre corsi, e mai non giunsi il fine; E dimani cadrò. Ma di lontano

Pace dicono al cuor le tue colline Con le nebbie sfumanti e il verde piano Ridente ne le pioggie mattutine.

Biography

Giosuè Carducci fu un poeta e accademico italiano, nato nel 1835 e morto nel 1907. Fu professore di letteratura italiana all'Università di Bologna. La sua opera poetica si caratterizza per il recupero della metrica classica, in opposizione al Romanticismo. Le sue raccolte principali includono "Rime nuove", "Odi barbare" e "Giambi ed epodi". I temi ricorrenti sono la natura toscana, la storia antica e medievale, e gli ideali patriottici. La sua poesia è nota per la precisione formale e la ricchezza di immagini. Nel 1906 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura, primo italiano a ottenerlo. Fu anche critico letterario e senatore del Regno d'Italia. La sua influenza sulla poesia italiana del primo Novecento fu significativa.

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