Il titolo richiama il periodo di San Martino, tra vendemmia e primi freddi. Carducci apre su un paesaggio aspro: la nebbia sale piovigginando sui colli irti, il maestrale fa urlare e biancheggiare il mare. Poi lo sguardo si sposta nel borgo: l’odore forte del vino che fermenta nei tini rallegra gli animi, lo spiedo scoppietta sui ceppi accesi e il cacciatore fischia sull’uscio osservando stormi di uccelli neri migrare tra nuvole rossastre al tramonto. Accanto al calore domestico del paese emerge però una nota malinconica: quegli uccelli sembrano “esuli pensieri” che se ne vanno nel vespero. L’atmosfera resta così sospesa tra il piacere semplice dei sensi, il conforto della comunità e un senso di distanza, quasi di esilio interiore.
San Martino — Riassunto
La nebbia a gl’irti colli Piovigginando sale, E sotto il maestrale Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo Dal ribollir de’ tini Va l’aspro odor de i vini L’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi Lo spiedo scoppiettando: Sta il cacciator fischiando Su l’uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi Stormi d’uccelli neri, Com’esuli pensieri, Nel vespero migrar.