Una giornata di novembre si apre con un’illusione: l’aria ha la limpidezza di una gemma, il sole è così chiaro da spingere a cercare gli albicocchi in fiore, e l’odore amaro del prunalbo arriva dritto al cuore. Ma il pruno è secco, i rami spogli tracciano nere trame nel cielo sereno, il cielo è vuoto e il terreno risuona cavo sotto i passi. Intorno c’è silenzio: si sente solo, portato dalle ventate, il cadere fragile delle foglie da giardini e orti lontani. L’ultima immagine rovescia la promessa iniziale: quella che sembrava primavera è l’estate fredda dei morti, il tepore autunnale che accompagna il ricordo dei defunti. Domina un sentimento di malinconia e sospensione, come se la natura oscillasse tra vita e morte senza riuscire a fiorire davvero.
Novembre — Riassunto
Gemmea l’aria, il sole così chiaro che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, e del prunalbo l’odorino amaro senti nel cuore...
Ma secco è il pruno, e le stecchite piante di nere trame segnano il sereno, e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante sembra il terreno.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate, odi lontano, da giardini ed orti, di foglie un cader fragile. È l’estate, fredda, dei morti.