Chi parla sente la pioggia battere sulle tegole e sulla gronda, e sa razionalmente che quel suono non è un corteo di cavalli; eppure, sulla riva del fiume, la fantasia gli mostra cavalieri erranti, corazze luccicanti e ombre al galoppo sull’acqua. La ragione conosce la verità, ma lo sguardo continua a inseguire un’immagine più avventurosa: il rumore dell’acqua diventa un mondo cavalleresco lontano. Quando smette il vento, però, l’incanto si spegne. Non restano che i pioppi, “amici”, che stormiscono dolcemente lungo la sponda del “dolce fiume”. Ne nasce un’atmosfera intima e malinconica, in cui il sogno eroico sfuma e lascia spazio alla quiete del paesaggio familiare. Il titolo Rio Salto sembra ricondurre questa visione al fiume del ricordo: l’acqua, prima popolata da figure cavalleresche, torna a essere una presenza quotidiana e affettuosa.
Rio Salto — Riassunto
Lo so: non era nella valle fonda suon che s’udia di palafreni andanti: era l’acqua che giù dalle stillanti tegole a furia percotea la gronda.
Pur via e via per l’infinita sponda passar vedevo i cavalieri erranti; scorgevo le corazze luccicanti, scorgevo l’ombra galoppar sull’onda.
Cessato il vento poi, non di galoppi il suono udivo, nè vedea tremando fughe remote al dubitoso lume;
ma voi solo vedevo, amici pioppi! Brusivano soave tentennando lungo la sponda del mio dolce fiume.