In una stanza raccolta nella sera, la sorella Ida scrive assorta: si sente solo lo scricchiolio della penna veloce, e la lucerna le accende i capelli biondi come un’aureola. Maria, la dolce, resta in disparte, silenziosa e pensosa. Chi parla osserva anche sé stesso: fuma, vede la speranza volare nell’aria, e intanto disegna un castello. È un gesto minimo, quasi infantile, ma con quel disegno immagina di condurre tutte e due le sorelle in una stanza quieta e protetta, dentro un “bel castello” che forse esiste solo sulla carta. Il tono non è dichiaratamente triste: è una malinconia delicata, fatta di piccoli rumori, luce calda e desiderio di un rifugio. Una normale sera familiare diventa così un incantesimo intimo, sospeso tra la realtà domestica e la fantasia.
Sera — Riassunto
Alla tavola siede la sorella più grande e meno triste, Ida la bionda; tutta in sè scrive, medita, cancella, come se al cuor la penna non risponda.
Non s’ode intorno che lo scricchio della penna veloce. La lucerna innonda di calda luce quella chioma e quella fronte quasi d’un nimbo aureo circonda.
Ma la dolce Maria sta solitaria e pensosa in disparte... Io, la speranza, mentre fumo, volar vedo nell’aria;
ed ambedue, per opera d’incanto, conduco nella riposata stanza d’un bel castello che disegno intanto.