Valentino è un bambino di campagna che indossa un vestito nuovo, fresco come i biancospini, ma ha ancora i piedini nudi e segnati dai rovi. Il contrasto è tenero e amaro: l’abito è costato alla mamma il salvadanaio intero, riempito a fatica dalle galline per più di un mese, mentre le scarpe fatte in casa non costarono niente e non sono mai state cambiate. Si sente l’orgoglio povero di una famiglia che fa di tutto per vestire il bambino a festa.
Poi il tono si fa più malinconico: a gennaio il piccolo tremava dal freddo e ogni uovo era un dono prezioso; a marzo, magro e ancora scalzo, assomiglia a un uccello venuto dal mare, che tra i rami del ciliegio non conosce altra felicità che beccare, cantare, amare. L’amore materno riempie la miseria, ma resta un’ombra di tristezza per un’infanzia povera e innocente.