Valentino — Riassunto

Oh! Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini! Solo, ai piedini provati dal rovo porti la pelle de’ tuoi piedini;

porti le scarpe che mamma ti fece, che non mutasti mai da quel dì, che non costarono un picciolo: in vece costa il vestito che ti cucì.

Costa; chè mamma già tutto ci spese quel tintinnante salvadanaio: ora esso è vuoto; e cantò più d’un mese, per riempirlo, tutto il pollaio.

Pensa, a Gennaio, che il fuoco del ciocco non ti bastava, tremavi, ahimè!, e le galline cantavano. Un cocco! ecco ecco un cocco un cocco per te!

Poi, le galline chiocciarono, e venne Marzo, e tu, magro contadinello, restasti a mezzo, così, con le penne, ma nudi i piedi, come un uccello:

come l’uccello venuto dal mare, che tra il ciliegio salta, e non sa ch’oltre il beccare, il cantare, l’amare, ci sia qualch’altra felicità.

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Valentino è un bambino di campagna che indossa un vestito nuovo, fresco come i biancospini, ma ha ancora i piedini nudi e segnati dai rovi. Il contrasto è tenero e amaro: l’abito è costato alla mamma il salvadanaio intero, riempito a fatica dalle galline per più di un mese, mentre le scarpe fatte in casa non costarono niente e non sono mai state cambiate. Si sente l’orgoglio povero di una famiglia che fa di tutto per vestire il bambino a festa.

Poi il tono si fa più malinconico: a gennaio il piccolo tremava dal freddo e ogni uovo era un dono prezioso; a marzo, magro e ancora scalzo, assomiglia a un uccello venuto dal mare, che tra i rami del ciliegio non conosce altra felicità che beccare, cantare, amare. L’amore materno riempie la miseria, ma resta un’ombra di tristezza per un’infanzia povera e innocente.

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