Senza nome

Ada NegriEnfadado

Io non ho nome. — Io son la rozza figlia Dell’umida stamberga; Plebe triste e dannata è mia famiglia, Ma un’indomita fiamma in me s’alberga.

Seguono i passi miei maligno un nano E un angelo pregante. Cavalca il mio pensier per monte e piano, Come Mazeppa sul destrier fumante.

Un enigma son io d’odio e d’amore, Di forza e di dolcezza; M’attira de l’abisso il tenebrore, Mi commovo d’un bimbo alla carezza.

Quando per l’uscio de la mia soffitta Entra sfortuna, rido; Rido se combattuta o derelitta, Senza conforti e senza gioie, rido.

Ma sui vecchi tremanti e affaticati, Sui senza pane, piango; Piango su bimbi gracili e scarnati, Su mille ignote sofferenze piango.

E quando il pianto dal mio cor trabocca, Nel canto ardito e strano Che mi freme nel petto e sulla bocca, Tutta l’anima getto a brano a brano.

Chi l’ascolta non curo; e se codardo Livor mi sferza o punge, Provocando il destin passo e non guardo, E il venefico stral non mi raggiunge.

Ada Negri

Aprender de memoria: toca un hueco

Io non ho nome. — Io son la rozza
Plebe triste e dannata è mia ,
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