Poems on the topic: madre

Poems on the topic “madre” on Poets.by.

SadGiovanni Pascoli

Valentino

Oh! Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini! Solo, ai piedini provati dal rovo porti la pelle de’ tuoi piedini; porti le scarpe che mamma ti fece, che non mutasti mai da quel dì, che non costarono un picciolo: in vece costa il vestito che ti cucì. Costa; chè mamma già tutto ci spese quel tintinnante salvadanaio: ora esso è vuoto; e cantò più d’un mese, per riempirlo, tutto il pollaio. Pensa, a Gennaio, che il fuoco del ciocco non ti bastava, tremavi, ahimè!, e le galline cantavano. Un cocco! ecco ecco un cocco un cocco per te!
DreamyGiovanni Pascoli

Ultimo sogno

Da un immoto fragor di carrïaggi ferrei, moventi verso l’infinito tra schiocchi acuti e fremiti selvaggi... un silenzio improvviso. Ero guarito. Era spirato il nembo del mio male in un alito. Un muovere di ciglia; e vidi la mia madre al capezzale: io la guardava senza meraviglia. Libero!... inerte sì, forse, quand’io le mani al petto sciogliere volessi: ma non volevo. Udivasi un fruscìo sottile, assiduo, quasi di cipressi; quasi d’un fiume che cercasse il mare inesistente, in un immenso piano: io ne seguiva il vano sussurrare, sempre lo stesso, sempre più lontano.
SadGiovanni Pascoli

Placido

Io dissi a quel vecchio, «Dove?» Io cercava un fanciullo mio buono, smarrito: il mio Placido: mio! Cercavo quelli occhi (... un cipresso?) co’ quali chiedeva perdono di vivere, d’esserci anch’esso. Cercavo. Ero giunto. Era quello per certo il paese azzurrino suo: monti, una selva, un castello, poi monti: più su, San Marino. Nel chiuso (... una croce?) noi soli tre s’era: non c’era altro fiore che l’oro di due girasoli. Nel chiuso non c’era altra voce, rammento, che il cupo stridore d’un fuco ronzante a una croce;
ContemplativeGiovanni Pascoli

Nevicata

Nevica: l’aria brulica di bianco; la terra è bianca; neve sopra neve: gemono gli olmi a un lungo mugghio stanco: cade del bianco con un tonfo lieve. E le ventate soffiano di schianto e per le vie mulina la bufera: passano bimbi: un balbettìo di pianto; passa una madre: passa una preghiera.
DreamyGiovanni Pascoli

La mia sera

Il giorno fu pieno di lampi; ma ora verranno le stelle, le tacite stelle. Nei campi c’è un breve gre gre di ranelle. Le tremule foglie dei pioppi trascorre una gioia leggiera. Nel giorno, che lampi! che scoppi! Che pace, la sera! Si devono aprire le stelle nel cielo sì tenero e vivo. Là, presso le allegre ranelle, singhiozza monotono un rivo. Di tutto quel cupo tumulto, di tutta quell’aspra bufera, non resta che un dolce singulto nell’umida sera.
ContemplativeGiovanni Pascoli

Il tuono

E nella notte nera come il nulla, a un tratto, col fragor d’arduo dirupo che frana, il tuono rimbombò di schianto: rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo, e tacque, e poi rimareggiò rinfranto, e poi vanì. Soave allora un canto s’udì, di madre, e il moto di una culla.
ContemplativeGiovanni Pascoli

Il bolide

Tutto annerò. Brillava, in alto in alto, il cielo azzurro. In via con me non c’eri, in lontananza, se non tu, Rio Salto. Io non t’udiva: udivo i cantonieri tuoi, le rane, gridar rauche l’arrivo d’acqua, sempre acqua, a maceri e poderi. Ricordavo. A’ miei venti anni, mal vivo, pensai tramata anche per me la morte nel sangue. E, solo, a notte alta, venivo per questa via, dove tra l’ombre smorte era il nemico, forse. Io lento lento passava, e il cuore dentro battea forte. Ma colui non vedrebbe il mio spavento, sebben tremassi all’improvviso svolo d’una lucciola, a un sibilo di vento: lento lento passavo: e il cuore a volo

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