Poèmes sur le thème : solitudine

Poèmes sur le thème « solitudine » sur Poets.by.

TristeSergio Corazzini

Desolazione del povero poeta sentimentale

Perchè tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange. Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio Perchè tu mi dici: poeta? Le mie tristezze sono povere tristezze comuni. Le mie gioie furono semplici, Semplici, così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei. Oggi io penso a morire. Io voglio morire, solamente, perchè sono stanco; solamente perchè i grandi angioli su le vetrate delle catedrali mi fanno tremare d’amore e di angoscia; solamente perchè, io sono, oramai, rassegnato come uno specchio, come un povero specchio melanconico.
ContemplatifGuido Gozzano

In casa del sopravissuto

Dalle profondità dei cieli tetri scende la bella neve sonnolenta, tutte le cose ammanta come spetri; scende, risale, impetuosa, lenta, di su, di giù, di qua, di là, s’avventa alle finestre, tamburella i vetri.... Turbina densa in fiocchi di bambagia, imbianca i tetti ed i selciati lordi, piomba dai rami curvi, in blocchi sordi.... Nel caminetto crepita la bragia e l’anima del reduce s’adagia nella bianca tristezza dei ricordi. Reduce dall’Amore e dalla Morte gli hanno mentito le due cose belle! Gli hanno mentito le due cose belle: Amore non lo volle in sua coorte,
RêveurGiovanni Pascoli

Sera

Alla tavola siede la sorella più grande e meno triste, Ida la bionda; tutta in sè scrive, medita, cancella, come se al cuor la penna non risponda. Non s’ode intorno che lo scricchio della penna veloce. La lucerna innonda di calda luce quella chioma e quella fronte quasi d’un nimbo aureo circonda. Ma la dolce Maria sta solitaria e pensosa in disparte... Io, la speranza, mentre fumo, volar vedo nell’aria; ed ambedue, per opera d’incanto, conduco nella riposata stanza d’un bel castello che disegno intanto.
RêveurGiovanni Pascoli

Patria

Sogno d’un dì d’estate. Quanto scampanellare tremulo di cicale! Stridule pel filare moveva il maestrale le foglie accartocciate. Scendea tra gli olmi il sole in fascie polverose: erano in ciel due sole nuvole, tenui, róse: due bianche spennellate in tutto il ciel turchino. Siepi di melograno, fratte di tamerice, il palpito lontano d’una trebbïatrice,
ContemplatifGiovanni Pascoli

Nevicata

Nevica: l’aria brulica di bianco; la terra è bianca; neve sopra neve: gemono gli olmi a un lungo mugghio stanco: cade del bianco con un tonfo lieve. E le ventate soffiano di schianto e per le vie mulina la bufera: passano bimbi: un balbettìo di pianto; passa una madre: passa una preghiera.
RêveurGiovanni Pascoli

Nella nebbia

E guardai nella valle: era sparito tutto! sommerso! Era un gran mare piano, grigio, senz’onde, senza lidi, unito. E c’era appena, qua e là, lo strano vocìo di gridi piccoli e selvaggi: uccelli spersi per quel mondo vano. E alto, in cielo, scheletri di faggi, come sospesi, e sogni di rovine e di silenzïosi eremitaggi. Ed un cane uggiolava senza fine, nè seppi donde, forse a certe péste che sentii, nè lontane nè vicine; eco di péste nè tarde nè preste, alterne, eterne. E io laggiù guardai: nulla ancora e nessuno, occhi, vedeste. Chiesero i sogni di rovine: — Mai
RêveurGiovanni Pascoli

Lavandare

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero resta un aratro senza buoi, che pare dimenticato, tra il vapor leggero. E cadenzato dalla gora viene lo sciabordare delle lavandare con tonfi spessi e lunghe cantilene: Il vento soffia e nevica la frasca, e tu non torni ancora al tuo paese! quando partisti, come son rimasta! come l’aratro in mezzo alla maggese.
ContemplatifGiovanni Pascoli

Il cane

Noi, mentre il mondo va per la sua strada, noi ci rodiamo, e in cuor doppio è l’affanno, e perchè vada, e perchè lento vada. Tal, quando passa il grave carro avanti del casolare, che il rozzon normanno stampa il suolo con zoccoli sonanti, sbuca il can dalla fratta, come il vento; lo precorre, rincorre; uggiola, abbaia. Il carro è dilungato lento lento; il cane torna sternutando all’aia.
TristeGiosuè Carducci

Tedio invernale

Ma ci fu dunque un giorno Su questa terra il sole? Ci fur rose e vïole, Luce, sorriso, ardor? Ma ci fu dunque un giorno La dolce giovinezza, La gloria e la bellezza, Fede, virtude, amor? Ciò forse avvenne a i tempi D’Omero e di Valmichi: Ma quei son tempi antichi, Il sole or non è piú. E questa ov’io m’avvolgo Nebbia di verno immondo È il cenere d’un mondo Che forse un giorno fu.
RomantiqueGiosuè Carducci

Ruit hora

O desïata verde solitudine lungi al rumor de gli uomini! qui due con noi divini amici vengono, vino ed amore, o Lidia. Deh, come ride nel cristallo nitido Lieo, l’eterno giovine! come ne gli occhi tuoi, fulgida Lidia, trïonfa amore e sbendasi! Il sol traguarda basso ne la pergola, e si rifrange roseo nel mio bicchiere: aureo scintilla e tremola fra le tue chiome, o Lidia. Fra le tue nere chiome, o bianca Lidia, langue una rosa pallida; e una dolce a me in cuor tristezza súbita tempra d’amor gl’incendii.
TristeGiosuè Carducci

Maggiolata

Maggio risveglia i nidi, Maggio risveglia i cuori; Porta le ortiche e i fiori, I serpi e l’usignol. Schiamazzano i fanciulli In terra, e in ciel li augelli: Le donne han ne i capelli Rose, ne gli occhi il sol. Tra colli prati e monti Di fior tutto è una trama: Canta germoglia ed ama L’acqua la terra il ciel. E a me germoglia in cuore Di spine un bel boschetto; Tre vipere ho nel petto E un gufo entro il cervel.