La voce che parla si congeda dal giardino spettrale, dal lauro muto e dalle pendici aride arrossate dall’ultimo sole. È un paesaggio autunnale fiorentino colto nel momento in cui tutto svanisce: il fiume sparisce nelle arene dorate, la vita lontana arriva come un grido rauco, una fanfara sale straziante e le statue bianche sui ponti sembrano presiedere a un mondo che ormai non è più. L’atmosfera è sospesa tra tramonto e silenzio, con un senso di declino ma anche di solennità quieta. Da quel fondo silenzioso sale verso il balcone un canto tenero e grandioso, e nell’aroma acre e languente dell’alloro, tra le statue immortali, appare una figura femminile: “Ella m’appar, presente.” L’ultima parola trasforma il paesaggio autunnale in una visione: memoria o desiderio diventano presenza viva per un istante, e il congedo iniziale si rovescia in un’apparizione che sembra vincere il tramonto.
Giardino autunnale (Firenze) — Riassunto
Al giardino spettrale al lauro muto De le verdi ghirlande A la terra autunnale Un ultimo saluto! A l’aride pendici Aspre arrossate nell’estremo sole Confusa di rumori Rauchi grida la lontana vita: Grida al morente sole Che insanguina le aiole. S’intende una fanfara Che straziante sale: il fiume spare Ne le arene dorate: nel silenzio Stanno le bianche statue a capo i ponti
Volte: e le cose già non sono più. E dal fondo silenzio come un coro Tenero e grandioso Sorge ed anela in alto al mio balcone: E in aroma d’alloro, In aroma d’alloro acre languente, Tra le statue immortali nel tramonto Ella m’appar, presente.