Traversando la Maremma toscana — Riassunto

Giosuè CarducciContemplative

Dolce paese, onde portai conforme L’abito fiero e lo sdegnoso canto E il petto ov’ odio e amor mai non s’addorme, Pur ti riveggo, e il cuor mi balza in tanto.

Ben riconosco in te le usate forme Con gli occhi incerti tra ’l sorriso e il pianto, E in quelle seguo de’ miei sogni l’orme Erranti dietro il giovenile incanto.

Oh, quel che amai, quel che sognai, fu in vano; E sempre corsi, e mai non giunsi il fine; E dimani cadrò. Ma di lontano

Pace dicono al cuor le tue colline Con le nebbie sfumanti e il verde piano Ridente ne le pioggie mattutine.

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Chi parla torna a rivedere la Maremma toscana, una terra che sente legata al proprio carattere: da lì gli vengono l’atteggiamento fiero, il canto sdegnoso e la continua tensione tra odio e amore. Il ritorno gli fa balzare il cuore, ma il riconoscere i luoghi familiari avviene con occhi incerti tra il sorriso e il pianto, perché dietro quelle forme ritrova le tracce dei sogni giovanili.

Subito emerge un bilancio amaro: molto di ciò che ha amato e desiderato appare vano, la vita gli sembra una corsa senza traguardo e il domani si avvicina come una caduta. Tuttavia, nella chiusa, le colline lontane con le nebbie sfumanti e il piano verde bagnato dalle piogge mattutine gli offrono una pace quieta. Il tono è malinconico ma dolce: il rimpianto si scioglie in una consolazione venuta dal paesaggio.

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