Il cane — Riassunto

Giovanni PascoliContemplative

Noi, mentre il mondo va per la sua strada, noi ci rodiamo, e in cuor doppio è l’affanno, e perchè vada, e perchè lento vada.

Tal, quando passa il grave carro avanti del casolare, che il rozzon normanno stampa il suolo con zoccoli sonanti,

sbuca il can dalla fratta, come il vento; lo precorre, rincorre; uggiola, abbaia. Il carro è dilungato lento lento; il cane torna sternutando all’aia.

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Il mondo va avanti per la sua strada, eppure «noi» ci rodiamo dentro, presi da un’ansia doppia e contraddittoria: vorremmo che le cose passassero, ma anche che andassero più lente. A questo tormento interiore Pascoli accosta l’immagine di un cane che, quando il pesante carro del casolare avanza con i suoi zoccoli sonanti, sbuca dalla siepe come il vento, lo rincorre, uggiola e abbaia. Il carro però non si ferma né cambia andatura: si allontana piano piano, e il cane torna starnutendo all’aia.

Il paragone crea un tono ironico e insieme malinconico: l’agitazione del cane è rumorosa ma del tutto vana, proprio come tante nostre smanie davanti al passare del mondo e del tempo. Alla fine resta solo un movimento affannoso che si spegne in un gesto quasi comico, lo sternuto, come eco della nostra impotenza.

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