In una notte d’estate i fiori del gelsomino si aprono e diffondono un profumo dolce, quasi di fragole. Chi parla osserva quel buio popolato di presenze appena percettibili: farfalle, un’ape tardiva, nidi che dormono. Pensa ai suoi cari, forse lontani o scomparsi, mentre una casa resta sveglia e una lampada sale le scale, brilla al primo piano e poi si spegne. Tutto è sospeso, intimo, misterioso. Il silenzio non è vuoto: è fatto di bisbigli, di odori che passano col vento, del pigolio delle stelle sopra l’aia. Anche la morte è presente, appena accennata dall’erba che nasce sulle fosse, ma non incupisce il quadro. All’alba i petali si richiudono leggermente sgualciti e dentro il fiore si cova una felicità nuova. Sembra alludere a una vita che nasce, a un amore consumato in segreto, o semplicemente alla dolcezza di una notte che trattiene il fiato.
Il gelsomino notturno — Riassunto
E s’aprono i fiori notturni, nell’ora che penso ai miei cari. Sono apparse in mezzo ai viburni le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi: là sola una casa bisbiglia. Sotto l’ali dormono i nidi, come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala l’odore di fragole rosse. Splende un lume là nella sala. Nasce l’erba sopra le fosse.
Un’ape tardiva sussurra trovando già prese le celle. La Chioccetta per l’aia azzurra va col suo pigolio di stelle.
Per tutta la notte s’esala l’odore che passa col vento. Passa il lume su per la scala; brilla al primo piano: s’è spento...
È l’alba: si chiudono i petali un poco gualciti; si cova, dentro l’urna molle e segreta, non so che felicità nuova.