Il cuore, in questi versi, è una rossa macchia di sangue in cui il poeta bagna la penna. La scrittura nasce da quella ferita: ogni verso è una “dolce prova”, un tentativo carico di passione che arrossa la carta e si rinnova continuamente. Non c’è gioia leggera, ma una dedizione quasi fisica, dolorosa e insieme tenera. Nella seconda parte il tono si fa più cupo: il sangue, fonte della poesia e della vita, prima o poi finirà. Allora la penna avrà uno “schianto stridente”, un rumore secco di rottura, e la morte coinciderà con la fine dello scrivere. Il componimento crea un clima intimo e fragile, sospeso tra dolcezza e presagio di esaurimento, come se vivere e scrivere fossero un’unica fiamma precaria.
Dolcezze — Riassunto
Il mio cuore è una rossa macchia di sangue dove io bagno senza possa la penna, a dolci prove
eternamente mossa. E la penna si muove e la carta s’arrossa sempre a passioni nove.
Giorno verrà: lo so che questo sangue ardente a un tratto mancherà,
che la mia penna avrà uno schianto stridente... ... e allora morirò.