Sopra la morte — Riassunto

Vincenzo MontiEftertænksom

Morte, che se’ tu mai? Primo dei danni L’alma vile e la rea ti crede e teme; E vendetta del ciel scendi ai tiranni, Che il vigile tuo braccio incalza e preme. Ma l'infelice, a cui de’ lunghi affanni Grave è l’incarco, e morta in cuor la speme, Quel ferro implora troncator degli anni, E ride all’appressar dell’ore estreme. Fra la polve di Marte e le vicende Ti sfida il forte che ne’ rischi indura; E il saggio senza impallidir ti attende. Morte, che se’ tu dunque? Un’ombra oscura, Un bene, un male, che diversa prende Dagli affetti dell’uom forma e natura.

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Il poeta interroga direttamente la morte e la presenta come un’esperienza che cambia volto a seconda di chi la guarda. L’anima vile e colpevole la teme come il peggiore dei mali; per i tiranni è una punizione divina che li incalza. Chi invece è schiacciato da lunghe sofferenze e ha perso ogni speranza la invoca come una liberazione, arrivando a sorridere all’ultima ora. Il forte la sfida tra i pericoli della guerra, mentre il saggio l’attende senza impallidire. Nella chiusa, Monti risponde alla domanda iniziale: la morte non è in sé né un bene né un male, ma un’ombra oscura che assume forma e natura diverse in base alle passioni e agli affetti di ciascun uomo. Il tono è grave e riflessivo: la morte appare come uno specchio delle condizioni interiori.

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