Sublime specchio di veraci detti — Riassunto

Vittorio AlfieriContemplative

Sublime specchio di veraci detti, Mostrami in corpo e in anima qual sono. Capelli, or radi in fronte, e rossi pretti: Lunga statura, e capo a terra prono: Sottil persona in su due stinchi schietti: Bianca pelle, occhi azzurri, aspetto buono; Giusto naso, bel labbro, e denti eletti: Pallido in volto più che un re sul trono: Or duro, acerbo, ora pieghevol, mite; Irato sempre e non maligno mai; La mente e il cor meco in perpetua lite: Per lo più mesto, e talor lieto assai: Or stimandomi Achille ed or Tersite. Uom, se’ tu grande o vil? Muori, e il saprai.

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Alfieri si rivolge a uno specchio e chiede un’immagine sincera, senza abbellimenti. Elenca i tratti fisici con precisione quasi clinica: capelli rossi ormai radi, statura alta ma capo chino, corpo magro su gambe esili, pelle bianca, occhi azzurri, viso pallido. Non cerca complimenti: vuole vedersi per quello che è. Poi passa all’anima e ne mostra i contrasti. È ora duro e aspro, ora mite; sempre irato ma mai maligno; la mente e il cuore sono in perenne conflitto. Oscilla tra malinconia ed euforia, tra il sentirsi Achille e il sentirsi Tersite, l’eroe e l’antieroe. Il tono è severo, ironico e teso, come in un’autoanalisi orgogliosa e tormentata. L’ultimo verso lascia il giudizio sospeso: solo la morte dirà se quell’uomo è grande o vile.

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