Poems on the topic: morte

Poems on the topic “morte” on Poets.by.

ContemplativeGuido Gozzano

Alle soglie

Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto, mio cuore, bambino che è tanto felice d’esistere al mondo, pur chiuso nella tua nicchia, ti pare sentire di fuori sovente qualcuno che picchia, che picchia.... Sono i dottori. Mi picchiano in vario lor metro spiando non so quali segni, m’auscultano con li ordegni il petto davanti e di dietro. E senton chi sa quali tarli i vecchi saputi.... A che scopo? Sorriderei quasi, se dopo non bisognasse pagarli.... «Appena un lieve sussurro all’apice.... qui.... la clavicola....» E con la matita ridicola disegnano un circolo azzurro. «Nutrirsi.... non fare più versi... nessuna notte più insonne....
ContemplativeVittorio Alfieri

Sublime specchio di veraci detti

Sublime specchio di veraci detti, Mostrami in corpo e in anima qual sono. Capelli, or radi in fronte, e rossi pretti: Lunga statura, e capo a terra prono: Sottil persona in su due stinchi schietti: Bianca pelle, occhi azzurri, aspetto buono; Giusto naso, bel labbro, e denti eletti: Pallido in volto più che un re sul trono: Or duro, acerbo, ora pieghevol, mite; Irato sempre e non maligno mai; La mente e il cor meco in perpetua lite: Per lo più mesto, e talor lieto assai: Or stimandomi Achille ed or Tersite. Uom, se’ tu grande o vil? Muori, e il saprai.
ContemplativeVincenzo Monti

Sopra la morte

Morte, che se’ tu mai? Primo dei danni L’alma vile e la rea ti crede e teme; E vendetta del ciel scendi ai tiranni, Che il vigile tuo braccio incalza e preme. Ma l'infelice, a cui de’ lunghi affanni Grave è l’incarco, e morta in cuor la speme, Quel ferro implora troncator degli anni, E ride all’appressar dell’ore estreme. Fra la polve di Marte e le vicende Ti sfida il forte che ne’ rischi indura; E il saggio senza impallidir ti attende. Morte, che se’ tu dunque? Un’ombra oscura, Un bene, un male, che diversa prende Dagli affetti dell’uom forma e natura.
SadUgo Foscolo

In morte del fratello Giovanni

Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo Di gente in gente; mi vedrai seduto Su la tua pietra, o fratel mio, gemendo Il fior de’ tuoi gentili anni caduto: La madre or sol, suo dì tardo traendo, Parla di me col tuo cenere muto: Ma io deluse a voi le palme tendo; E se da lunge i miei tetti saluto, Sento gli avversi Numi, e le secrete Cure che al viver tuo furon tempesta; E prego anch’io nel tuo porto quiete: Questo di tanta speme oggi mi resta! Straniere genti, l’ossa mie rendete Allora al petto della madre mesta.
SadSergio Corazzini

Toblack

I ...E giovinezze erranti per le vie piene di un grande sole malinconico, portoni semichiusi, davanzali deserti, qualche piccola fontana che piange un pianto eternamente uguale al passare di ogni funerale, un cimitero immenso, un’infinita messe di croci e di corone, un lento angoscioso rintocco di campana a morto, sempre, tutti i giorni, tutte le notti, e in alto, un cielo azzurro, pieno di speranza e di consolazione, un cielo aperto, buono come un occhio di madre che rincuora e benedice. II
ContemplativeSergio Corazzini

Sonata in bianco minore

— Sorelle, venite a vedere! — C’è il sole nell’orto, c’è il sole! — È un povero sole che ha freddo, non senti? — Che piange le sue primavere... — Sole di convalescenti. — Suor Anna sorride così. — Che vi voglia raccontare una fiaba d’oltre mare! — È venuto a trovare noi, povere sperdute, e forse un malato lo aspetta invano al limitare della sua casa per la sua salute. — È più bianco della mia cornetta... — Sorelle, scendiamo nell’orto prima che se ne vada.
DreamySergio Corazzini

Il sentiero

Dolce mio bene, dov'eri? Ho chiamato per tutt'i sentieri e portavo una ghirlandella per te, mia triste sorella; ma tu non c'eri, ma tu non venivi. E i fiori si facean men vivi. E taluno cadeva per via a morirsene di nostalgia, in fin che le mie mani pure non strinsero che rame oscure. Oh, dolce mio bene, dov'eri? Ho chiamato per tutti i sentieri, ho battuto a tutte le porte... ma dov'eri tu, dunque, sperduto? -Oh? ma se non sei venuto pe' 'l sentiero della morte!
SadSergio Corazzini

Dolcezze

Il mio cuore è una rossa macchia di sangue dove io bagno senza possa la penna, a dolci prove eternamente mossa. E la penna si muove e la carta s’arrossa sempre a passioni nove. Giorno verrà: lo so che questo sangue ardente a un tratto mancherà, che la mia penna avrà uno schianto stridente... ... e allora morirò.
SadSergio Corazzini

Desolazione del povero poeta sentimentale

Perchè tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange. Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio Perchè tu mi dici: poeta? Le mie tristezze sono povere tristezze comuni. Le mie gioie furono semplici, Semplici, così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei. Oggi io penso a morire. Io voglio morire, solamente, perchè sono stanco; solamente perchè i grandi angioli su le vetrate delle catedrali mi fanno tremare d’amore e di angoscia; solamente perchè, io sono, oramai, rassegnato come uno specchio, come un povero specchio melanconico.
SadGuido Gozzano

Speranza

Il gigantesco rovere abbattuto l’intero inverno giacque sulla zolla, mostrando, in cerchi, nelle sue midolla i centonovant’anni che ha vissuto. Ma poi che Primavera ogni corolla dischiuse con le mani di velluto, dai monchi nodi qua e là rampolla e sogna ancora d’essere fronzuto. Rampolla e sogna — immemore di scuri — l’eterna volta cerula e serena e gli ospiti canori e i frutti e l’ire aquilonari e i secoli futuri... Non so perchè mi faccia tanta pena quel moribondo che non vuol morire!
ContemplativeGuido Gozzano

Salvezza

Vivere cinque ore? Vivere cinque età?... Benedetto il sopore che m’addormenterà.... Ho goduto il risveglio dell’anima leggiera: meglio dormire, meglio prima della mia sera. Poi che non ha ritorno il riso mattutino. La bellezza del giorno è tutta nel mattino.

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