Toblack
I
...E giovinezze erranti per le vie piene di un grande sole malinconico, portoni semichiusi, davanzali deserti, qualche piccola fontana che piange un pianto eternamente uguale al passare di ogni funerale, un cimitero immenso, un’infinita messe di croci e di corone, un lento angoscioso rintocco di campana a morto, sempre, tutti i giorni, tutte le notti, e in alto, un cielo azzurro, pieno di speranza e di consolazione, un cielo aperto, buono come un occhio di madre che rincuora e benedice.
II
Le speranze perdute, le preghiere vane, l’audacie folli, i sogni infranti, le inutili parole de gli amanti illusi, le impossibili chimere,
e tutte le defunte primavere, gl’ideali mortali, i grandi pianti de gli ignoti, le anime sognanti che hanno sete, ma non sanno bere,
e quanto v’ha Toblack d’irraggiungibile e di perduto è in questa tua divina terra, è in questo tuo sole inestinguibile,
è nelle tue terribili campane, è nelle tue monotone fontane, Vita che piange, Morte che cammina.
III
Ospedal tetro, buona penitenza per i fratelli misericordiosi cui ben fece di sé Morte pensosi nella quotidiana esperienza,
anche se dal tuo cielo piova, senza tregua, dietro i vetri lacrimosi tiene i lividi tuoi tubercolosi un desiderio di convalescenza.
Sempre, così finché verrà la bara, quietamente, con il crocefisso a prenderli nell’ultima corsia.
A uno a uno Morte li prepara, e tutti vanno verso il tetro abisso, lungo, Speranza! la tua dolce via!
IV
Anima, quale mano pietosa accese questa sera i tuoi fanali malinconici, lungo gli spedali ove la morte miete senza posa?
Vidi lungo la via della Certosa passare funerali e funerali; disperata etisia degli Ideali anelanti la cima gloriosa!
Ora tutto è quieto: nelle bare stanno i giovini morti senza sole, arde in corona la pietà de’ ceri.
Anima, vano è questo lacrimare, vani i sospiri, vane le parole su quanto ancora in te viveva ieri.