Petrarca si rivolge ai suoi pensieri come a nemici interiori e chiede tregua. Fuori di lui, Amore, Fortuna e Morte gli fanno già guerra, assediano le sue porte; eppure dentro trova altri avversari. Il cuore, dice, è rimasto infedele: invece di difenderlo, accoglie i messaggi d’Amore, lascia che la Fortuna vi dispieghi il suo fasto, conserva il ricordo del colpo mortale che deve spezzare ciò che resta di lui, e si fa complice dei suoi nemici. I pensieri vaghi, nel cuore, si armano di errore. Per questo egli incolpa solo il cuore di ogni male. L’atmosfera è di assedio e tensione: il vero campo di battaglia non è il mondo esterno, ma lo spazio intimo delle emozioni e della memoria, dal quale non c’è scampo.
Datemi pace, o duri miei pensieri — Riassunto
Datemi pace, o duri miei pensieri: non basta ben ch’Amor, Fortuna et Morte mi fanno guerra intorno e ’n su le porte, senza trovarmi dentro altri guerreri?
Et tu, mio cor, anchor se’ pur qual eri, disleal a me sol, che fere scorte vai ricettando, et se’ fatto consorte de’ miei nemici sí pronti et leggieri?
In te i secreti suoi messaggi Amore, in te spiega Fortuna ogni sua pompa, et Morte la memoria di quel colpo
che l’avanzo di me conven che rompa; in te i vaghi pensier’ s’arman d’errore: perché d’ogni mio mal te solo incolpo.