In questa ballata il poeta è ossessionato dal ricordo di una pallida faccia con un velo nero, immagine che lo riporta sempre alla morte. Non è il cimitero autunnale, con le sue lacrime di novembre, ad attrarlo; la presenza della morte lo coglie invece quando la vita è più piena. A maggio, col sole sereno, l’aria leggera, le viole e le rose accese, gli uccelli che si chiamano e le fanciulle che danzano, il mondo sembra amarsi in ogni cosa. Proprio lì, in quella festa dei sensi, il poeta vede fra sé e la luce solo quel volto pallido e velato. Il contrasto tra la gioia primaverile e il pensiero funebre crea un tono dolente e malinconico: la perdita non si lascia cancellare dalla bellezza, anzi diventa più nitida e solitaria proprio quando tutto intorno invita alla vita.
Ballata dolorosa — Riassunto
Una pallida faccia e un velo nero Spesso mi fa pensoso de la morte; Ma non in frotta io cerco le tue porte, Quando piange il novembre, o cimitero.
Cimitero m’è il mondo allor che il sole Ne la serenità di maggio splende E l’aura fresca move l’acque e i rami, E un desio dolce spiran le vïole E ne le rose un dolce ardor s’accende E gli uccelli tra ’l verde fan richiami: Quando piú par che tutto il mondo s’ami E le fanciulle in danza apron le braccia, Veggo tra ’l sole e me sola una faccia, Pallida faccia velata di nero.