Il sonnellino — Riassunto

Guardai, di tra l’ombra, già nera, del sonno, smarrendo qualcosa lì dentro: nell’aria non era che un cirro di rosa.

E il cirro dal limpido azzurro splendeva sui grigi castelli, levando per tutto un sussurro d’uccelli;

che sopra le tegole rosse del tetto e su l’acque del rio cantavano, e non che non fosse silenzio ed oblìo:

cantavano come non sanno cantare che i sogni nel cuore, che cantano forte e non fanno rumore.

E io mi rivolsi nel blando mio sonno, in un sonno di rosa, cercando cercando cercando quel vecchio qualcosa;

e forse lo vidi e lo presi, guidato da un canto d’uccelli, non so per che ignoti paesi più belli...

che pure ravviso, e mi volgo, più belli, a guardarli più buono... Ma tutto mi toglie la folgore... O subito tuono!...

ch’hai fatto succedere a un’alba piaciuta tra il sonno, passata nel sonno, una stridula e scialba giornata!

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Chi parla si trova in un dormiveglia, un sonno leggero: guarda attraverso l’ombra del sonno e sente di smarrire qualcosa, un “vecchio qualcosa” che resta indefinito, forse un ricordo o una sensazione antica. Nell’aria c’è solo un cirro rosa, un’immagine lieve e sospesa. Da quel chiarore nasce un paesaggio interiore: castelli grigi, tetti rossi, un ruscello, e un sussurro d’uccelli che è insieme silenzio e oblio. È un canto che non fa rumore, come quello dei sogni nel cuore.

La voce continua a cercare, si volta nel sonno e viene guidata dagli uccelli verso luoghi ignoti ma più belli, che quasi riconosce con uno sguardo più buono. Poi un tuono improvviso spezza tutto: la folgore lo strappa al sogno. All’alba dolce vissuta dentro il sonno subentra una giornata stridula e scialba. Prevale un senso di nostalgia: il risveglio è una perdita, un brusco ritorno a una realtà grigia e deludente.

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