Placido — Riassunto

Io dissi a quel vecchio, «Dove?» Io cercava un fanciullo mio buono, smarrito: il mio Placido: mio!

Cercavo quelli occhi (... un cipresso?) co’ quali chiedeva perdono di vivere, d’esserci anch’esso.

Cercavo. Ero giunto. Era quello per certo il paese azzurrino suo: monti, una selva, un castello,

poi monti: più su, San Marino.

Nel chiuso (... una croce?) noi soli tre s’era: non c’era altro fiore che l’oro di due girasoli.

Nel chiuso non c’era altra voce, rammento, che il cupo stridore d’un fuco ronzante a una croce;

e qualche fruscìo di virgulto al passo del vecchio, che aveva le chiavi; e d’un tratto, un singulto

di lei: di Maria, che piangeva.

E in fine, guardandosi attorno, «Qui» disse quell’uomo. A Sogliano la torre sonò mezzogiorno.

Stridevano gli usci, i camini fumavano tutti: lontano s’udiva un vocìo di bambini.

E lui? «Qui» mi disse: «non vede?» Io vidi: tra il grigio becchino e noi, vidi un nero, al mio piede,

di terra ah! scavata il mattino!

Show the whole poemHide the poem

App Learn Poems

Prova l’app Learn Poems

Tutto il trainer del sito e molto altro: nuovi esercizi, registrazione vocale e condivisione, promemoria, ripasso veloce.

Un uomo cerca un bambino che chiama “il mio Placido”, smarrito, e ricorda i suoi occhi: sembravano chiedere perdono di vivere, di esistere anche lui. Arriva in un paesaggio azzurro tra monti, una selva, un castello e San Marino. In un piccolo cimitero chiuso, con lui restano solo un vecchio becchino con le chiavi e una donna, Maria, che scoppia in singhiozzo. Il bambino non ricompare: il vecchio dice soltanto “qui”, e l’uomo vede ai suoi piedi la terra nera scavata di mattina, la fossa del bambino. Il dolore non esplode: si sente nel silenzio, nel ronzio cupo di un insetto accanto a una croce, nei due girasoli, nel fruscio dei virgulti. Fuori, intanto, la vita continua: a Sogliano suona mezzogiorno, i camini fumano, arrivano voci lontane di bambini. Questo contrasto rende la scena più straziante: il mondo scorre altrove, mentre chi piange resta fermo davanti a un pezzo di terra smossa.

Read also

More by Giovanni Pascoli

All poems
ContemplativeGiovanni Pascoli

Il cuore del cipresso

O cipresso, che solo e nero stacchi dal vitreo cielo, sopra lo sterpeto irto di cardi e stridulo di biacchi: in te sovente, al tempo delle more,
ContemplativeGiovanni Pascoli

Mezzogiorno

L’osteria della Pergola è in faccende: piena è di grida, di brusìo, di sordi tonfi; il camin fumante a tratti splende. Su la soglia, tra il nembo degli odori
ContemplativeGiovanni Pascoli

Nevicata

Nevica: l’aria brulica di bianco; la terra è bianca; neve sopra neve: gemono gli olmi a un lungo mugghio stanco: cade del bianco con un tonfo lieve.