Il poeta osserva un’oca presso un canale in una sera d’inverno: starnazza, si tuffa, gioca, sembra contenta. La sua gioia, dice, viene dal fatto che non sa di dover morire né immagina il Natale o i coltelli della cuoca. Rivolgendosi a lei come a una “candida sorella”, ne trae una riflessione paradossale: la morte fa paura solo a chi pensa. L’animale vive senza il peso della consapevolezza, e persino essere cucinato non è triste di per sé: triste è solo pensarci in anticipo. Il tono è leggero e ironico, quasi affettuoso, ma lascia un fondo malinconico: l’uomo non può smettere di pensare, quindi non può condividere quella beatitudine incosciente.
La differenza — Riassunto
Penso e ripenso: — Che mai pensa l’oca gracidante alla riva del canale? Pare felice! Al vespero invernale protende il collo, giubilando roca.
Salta starnazza si rituffa gioca: nè certo sogna d’essere mortale nè certo sogna il prossimo Natale nè l’armi corruscanti della cuoca.
— O pàpera, mia candida sorella, tu insegni che la Morte non esiste: solo si muore da che s’è pensato.
Ma tu non pensi. La tua sorte è bella! Chè l’esser cucinato non è triste, triste è il pensare d’esser cucinato.