Pochi versi, ma di una dolcezza ferma: chi parla si chiede se valga la pena vivere ancora cinque ore o cinque epoche, e benedice il sopore che lo addormenterà. Ha già conosciuto il risveglio dell’anima leggera, la freschezza luminosa che appartiene solo al mattino, e sente che quel riso mattutino non tornerà. Perciò preferisce dormire prima che arrivi la sua sera: la bellezza del giorno è tutta nel mattino, e ciò che segue è solo declino. Il tono non è disperato, ma stanco e raccolto: c’è un’accettazione quieta dell’idea che la parte più intensa e pura dell’esistere sia già stata vissuta. Il sonno, qui, confina con la morte, ma è invocato come una salvezza, un riposo che evita la malinconia del tramonto.
Salvezza — Riassunto
Vivere cinque ore? Vivere cinque età?... Benedetto il sopore che m’addormenterà....
Ho goduto il risveglio dell’anima leggiera: meglio dormire, meglio prima della mia sera.
Poi che non ha ritorno il riso mattutino. La bellezza del giorno è tutta nel mattino.